La società dei troll.

Si continua a parlare di troll
Anche ieri, su Repubblica.it, un’intervista a Ilvo Diamanti ci ricorda di quali esseri spregevoli siano questi utenti. 
Troll: quel fascismo elettronico che fa ricco il web“, titola il quotidiano. 
E’ simpatico notare come, poche righe dopo, si legga che andrebbero puniti, o responsabilizzati, “coloro che consentono al troll di esprimersi”. 
Quindi da una parte si denuncia il “fascismo” degli utenti, mentre dall’altra se ne vuole censurare la libertà di espressione. 
Non che ci sia nulla di sbagliato a regolamentare il web. Ma, in fondo, di chi stiamo parlando?
In realtà, lo stesso Diamanti non sa rispondere bene alla domanda. 
Dal punto di vista della ricerca accademica e in parte anche sociologica sulle soggettività che rappresentano il mondo dei troll c’è un sostanziale deserto di analisi. C’è una ricerca di docenti canadesi che ha cercato di analizzare il mondo dei troll, ma non ne esce una profilazione. Abbiamo provato a chiederlo a chi si occupa di moderazione, ma su questo sono molto riservati. A riguardo segnalo un bel libro di Evgeny Morozov intitolato L’ingenuità della Rete che racconta in maniera divertente i comportamenti che si verificano in Rete. Per esempio, lui definisce il complesso di Hitler: navigando in un sito Internet di informazione in cui ci sono i commenti, entro il 40mo commento c’è quasi sempre qualcuno che dà del nazista all’altro“.

Di cosa stiamo parlando? Siamo sicuri di non star sbagliando qualcosa?
Tu, che sei finito su questo blog, probabilmente consideri troll quel tuo amico di Facebook che commenta in maniera irriverente i post delle pagine e dei suoi amici. 
Potresti essere fan di pagine “troll”, ovvero pagine che fingono di prendere una posizione, spesso molto discussa, ne estremizzano i contenuti e il modo di pensare fino a rivelarne l’assurdo per la gran parte degli utenti, continuando allo stesso tempo ad ingannare una buona fetta di utenti. Pensate a Siamo la Gente, Amo il mio Carabiniere e, pace all’anima sua, Meglio zingara che italiana. 
Pensate, se vi siete spinti un po’ oltre, a tutte le risate che vi siete fatti su 4chan grazie a questi strani tipi che trollano il trollabile. 
E non stiamo parlando di bad-trolling, di cyber-bullismo, di Amanda Todd nè nulla di simile. 
Stiamo parlando delle trollate con cui si è cresciuti noi nativi digitali.

Pensate ora a tutte quelle persone che chiamate “troll” tra i vostri amici. 
E’ un appellativo che a me danno ormai da qualche anno. Ho sempre provato un certo gusto sadico a mettere in mezzo le persone più ingenue sul web. Confonderle, scherzarle, ingannarle. Ma non ho mai insultato pesantemente nessuno, non ho mai preso a parolacce Fiorello né fatto piangere Beppe Severgnini perché insultavo Fiorello. Anzi, prima dei social network, prima del web 2.0, non era neanche una cosa malvista. Ad oggi su tutti i giornali i troll sono la peggiore feccia dell’internet. Ma la domanda che mi devo fare è: quanti giornalisti sono nativi digitali?

Avete mai provato ad uscire di casa e cercare di intavolare una discussione politica in una piazza piena di ragazzi, in centro come in periferia? avete mai provato a entrare in macchina a Roma, e ad un certo punto ritrovarvi a far notare a qualcuno che non ha rispettato una qualsiasi regola del codice della strada? Avete mai cercato di esporre una lamentela anche adeguata a qualche funzionario pubblico (come i simpatici personaggi che a Roma lavorano nel trasporto pubblico) o a qualche pubblico ufficiale? Avete provato a vedere le reazioni dei politici ad una qualsiasi critica?

Ecco, questi sono alcuni dei casi in cui venite sommersi di insulti, parolacce, diffamazioni e ogni genere di inesattezza vi viene vomitata addosso dai famosi troll, o almeno quelli che i giornali ogni definiscono tali.

Per questo l’Italia è la società dei troll. Perché è una nazione di cafoni, strafottenti e arroganti. 
Una nazione di persone che quando arriva su internet si comporta così come nella vita reale.
Attenta solo al proprio interesse, maleducata, incapace di sostenere le proprie argomentazioni e scarsamente abituata al confronto. Una generazione che è arrivata tardi ad internet, che non ne conosce le regole, che non ne ha fatto esperienza.

Volete sapere il profilo sociologico di un troll dell’internet, così come lo intende la stampa italiana?
L’italiano medio. 

E la volete sapere la cosa più bella? che gli utenti ad oggi definiti troll sui giornali sono i più facili da trollare in Italia. 
Ricordate che limitare la libertà d’espressione di queste tipologie di persone sarebbe come togliere la libertà di espressione al conducente del bus, al tassista, al politico arteriosclerotico, al neodiciottenne impegnato politicamente, e chi più ne ha più ne metta.

 

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