La libertà su internet vista dal sedicente popolo della rete.

Qualche giorno fa, grazie al magnifico Google Alert, sono incappato nella pagina “Contro troll 5s“. 
La pagina linkava un post che la stessa aveva messo sulla bacheca di “La coerenza del PD“.
Nel post si accusava un utente di diffamazione perpetrata nel tempo nei confronti del movimento di Grillo. Si elencavano tutte le infamie virtuali, legate alla pagina “5 stalle fans“.
Le accuse, che trovate spiegate al link di cui sopra, sembrano scritte da un bambino delle elementari ma rendono bene l’idea e la visione che si ha del troll, così come del diverso, all’interno del movimento. Sintetizzandole, “5 stalle fans” è colpevole di essere un troll che gestisce 20 account, di prendere in giro i grillini per l’ignoranza, di appartenere ad un partito più piccolo, di parlare dei guadagni del blog con cifre errate, di essere di sinistra ma amico dei leghisti, di creare mistificazioni nei confronti dei 5 stelle. Poi, buttata lì tra le accuse, si parla di una persona condannata per spaccio di droga.
Leggendo il lungo elenco ho pensato che effettivamente si potesse rispondere a tante di quelle accuse facilmente. In fondo, non c’è nulla che i pentastellati già non facciano: costruire ad arte immagini per screditare gli avversari politici; spammare le proprie verità sulle altrui pagine; non avere la capacità di argomentare i propri pensieri.
Disciplina quest’ultima nella quale sono i campioni assoluti dell’internet italiano, a tal punto che poche righe dopo, per giustificare i compensi del blog di Grillo molto minori di quelli paventati dal troll, citano come fonte Libero Quotidiano. Si, proprio il quotidiano che riporta le notizie del Corriere del Mattino. Sì, proprio quel quotidiano diretto dal tizio che ha simulato un attentato alla propria persona per costruire una strategia della tensione fai-da-te decisamente poco produttiva. Avrebbero potuto anche dire che i 10 milioni di euro non sono una calunnia del troll, ma del Sole 24 ore (di cui è stato rimosso il link, ma se ne parla qui). Tra l’altro Libero cita un’indagine di Repubblica, ma evidentemente un link a questa testata sarebbe stato da servi del sistema.

Detto ciò, avendo sbriciolato in pochi secondi la potenza delle accuse, siamo andati a leggere i commenti. Nel post sulla bacheca di “La coerenza del PD” non c’erano che pochi riferimenti alle attività virtuali del disturbatore. C’erano però continui riferimenti alle vicende private del troll spacciatore. 
Qualcuno dice – qui scusatemi, io credo sia una L, ma l’utilizzo random delle maiuscole non aiuta la comprensione – che il troll-spacciatore fosse il sig. Lomonaco. Per un altro invece è Lomartire. Qualcuno dice che ci sarebbero (dove?!) anche Rodolfo Marco e Marco Izzo. Per un altro è Vito Casale, ma a detta della pagina Casale utilizza “una sintassi diversa”. 
Chi c’è dietro questo 5 stalle fans? non siamo riusciti a scoprirlo. Ma sappiamo che dietro questi 5 nomi diversi si potrebbero nascondere 5 utenti Facebook con una vita normale e una fedina penale pulita. 
La soluzione al problema ce la da Luca: “Ragazzi nome vero o no, questo non è importante, chiunque sia dietro tutti sti account (tutti lo sappiamo), è un poveretto con seri problemi.“.
Per aiutarlo ad uscire dai problemi infamano casualmente su internet.

Nel secondo link, quello che Contro Troll 5s riportava nella sua bacheca, c’era il solo commento del buon Luca, ho pensato quindi di scambiarci 4 chiacchiere. 
E’ andata così (potete arrivare al link di cui sopra, non c’è bisogno che perdete la vista sulla foto)
Luca Strunz

Ora, vorrei capire, tutte le vostre argomentazioni contro i troll – almeno quelle che non si possono riferire anche all’operato pagato/volontario fatto da chi gestisce/amministra/lavora per le pagine del MoVimento 5 stelle – fanno riferimento solamente ad una accusa che è, inoltre, una voce che gira all’interno della rete di amministratori di pagine pro-Grillo?
Siete seri? io spero sia tutta una burla perché altrimenti la libertà della rete, vista dagli utenti della rete, da chi si proclama “IL PARERE DELLA RETE”, è veramente a rischio.
Accusi un calunniatore, e per farlo utilizzi le calunnie? 
Dici, per tutta risposta, che non ci sono nomi?
Sto commentando il link ad un post in cui nei commenti si fanno 5 nomi diversi.
Dici con fermezza che questa persona è uno spacciatore ma che non hai prove per “allinearlo” (cos’è, un pianeta?).
Ma poi cos’è un arresto per spaccio, in Italia? Muoveva chilogrammi di eroina o aveva 6 grammi di Marijuana addosso? 
Perché nel secondo caso, spacciatore potrebbe significare anche “il 25% dei ragazzi tra i 13 e i 20 anni di qualsiasi liceo di Roma”, o secondo il Corriere della Sera, il 14,6% della popolazione italiana
Stiamo parlando della sua attività online o stiamo parlando del consumo di sostanze stupefacenti? Le due cose non sono relazionate.

Ma soprattutto, tra tutti questi nomi, sarebbe divertente capire come fanno a sapere quante persone ci siano dietro ad una pagina. Anzi, a sapere che sia una sola, che gestisce venti account, che abbia nome cognome e fedina penale.
Magari sono un team di pallavolisti neomarxisti che nelle pause tra un allenamento e l’altro combattono la loro quotidiana battaglia contro l’autoritarismo di Beppe. 
O un set di scimmie ben addestrate. O 5 nostalgici del fascismo che hanno imparato ad usare il computer e invece che passare giornate al bar a bere Vecchia Romagna stanno sui social a fare quello che quando c’era Lui, non c’era la tecnologia per farlo. 

Si rischia di far partire una caccia alle streghe, distorta e malata, contro utenti – persone – di cui poco sappiamo e di cui poco possiamo sapere. 
Le battaglie dell’internet devono essere vinte nell’internet.
Ciò che è fuori dall’internet va lasciato alla vita reale. Che poi, se è vero che loro sono Gente e non sono Casta, la caccia alle streghe nei confronti di profili fake o di anonimi amministratori di pagine è l’ultima cosa che queste persone vorrebbero nella loro vita.

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