Avere dei fan oggi – il rischio della fidelizzazione dell’utente.

Qualche tempo fa ho creato il profilo falso di una suora.
E’ un fatto deprecabile, lo so.
Necessario però a capire come – soprattutto in quelle pagine dove tutti gli altri profili erano stati bannati – venissero recepite parole simili scritte da una donna, che è già un fattore discriminante in sé, e per di più una donna di Chiesa.
Poi un giorno, trovata una foto di Gianni Morandi vestito da nazista che rideva sulla tomba di Anna Frank (INTERNETZ!!!!) ho pensato di postarla sulla pagina del suddetto che proprio quel giorno aveva postato una scena di “In ginocchio da te” vestito da militare, in un commento in cui la distanza tra foto linkata e parole scritte doveva essere più netta possibile.

morandi suora

Una foto che avrebbe portato una marea di segnalazioni a qualsiasi altro profilo, probabilmente anche al ban definitivo del profilo. Ma… ehi ragazzi, è una suora a parlare!

suor sofia di nettuno e gianni morandi

E fino a qui tutto bene. Quello che volevo dimostrare era stato dimostrato, anche se in un ambiente virtuale completamente diverso da quelli che mi ero immaginato alla creazione del profilo. Poi all’improvviso è intervenuta una signora con un commento inaspettato

patrizia moraccini suor sofia

La signora Patrizia non è nuova a chi frequenta la pagina di Morandi. Insieme ad altre signore svolge una funzione di moderazione autogestita della pagina del cantante. Queste signore vanno a caccia di commenti fake, di troll, inveendo contro chiunque lasci commenti sgraditi. Spesso però le si può vedere prendere dei granchi, come quando Gianni parla del freddo e un ragazzo risponde con un modo di dire e loro… augurano la morte.

palumbo morandi

Ma la particolarità di queste fan è che spesso si accaniscono – senza fare domande né cercare informazioni maggiori sull’interlocutore – laddove invece Morandi risponde gentilmente e con garbo.

Carla Mantini Morandi

Eppure il profilo della signora Carla non lascia alcun dubbio di genuinità, perché quindi lasciare spazio a commenti da cyberbulle?
Quale meccanismo le porta a difendere ciecamente il loro beniamino? Ma soprattutto, questo atteggiamento sempre violento non rischia di far perdere fan a Gianni Morandi?

Sono andato a informarmi un po’ sullo stalking nei confronti degli uomini, scoprendo che è un fenomeno che ha colpito attori del calibro di Mel Gibson e Alec Baldwin.

A riguardo, un ex profiler dell’FBI, Clint Van Zandt, pare abbia detto “Celebrities today are exposed more, on social media and in an array of media outlets. Every celebrity Facebook and Twitter post removes a layer of safety and gives a stalker more opportunity to feel some connection with a celebrity.

Nello stesso articolo ho trovato la dichiarazione di Benita Roth, professoressa di sociologia presso l’università di Binghamton, New York: “Celebrity media has become so intrusive that celebrities have little privacy any more, making stalkers feel closer to the stars, and reality TV has devalued celebrity, making everyone feel that they are just a step from stardom and all they lack is a camera pointing at them.

Così, per testare le reazioni di queste fan scatenate senza però ledere la persona di ognuno ho scritto un commento a Morandi, chiedendo esplicitamente ma senza taggare nessuno, sapendo che tanto quel commento sarebbe stato monitorato come tutte le altre migliaia di commenti rilasciati ogni giorni sulla pagina artistica italiana probabilmente più seguita al momento. Purtroppo non ho avuto nessuna risposta da Morandi, ma queste reazioni da parte delle sue fan:

Gianni Morandi post mio1

In realtà cosa rodesse non me lo spiego neanche io, visto che le uniche a farsi rodere sono state loro.
La curiosità diventa complotto e/o rodimento per mancate soddisfazioni personali, perché il nostro idolo è perfetto e se qualcuno scrive qualcosa di diverso – e non la solita frase smielata, nostalgica, o in cui scrive che si opera/compie gli anni/gli nasce un figlio – è un invidioso, troll, sabotatore. Come se quando uno scrive che si muore di freddo sta per forza augurando la morte al gestore della pagina. Follia.

Col procedere della conversazione inizio a sentirmi come un nero dentro ad un autobus a Grotte Celoni:
gli altri non mi conoscono, non sanno nulla di me, ma solo per il colore della mia pelle, o perché alcuni miei simili sono troll, allora sono troll pure io.

Gianni Morandi post mio2

Dopo, ovviamente, nessuna risposta.

Il nervosismo delle signore nasce da alcuni fattori fondamentali che sono ricorrenti in rete:

  • L’ignoranza. Sia dei pericoli derivanti dallo stalking ai quali Morandi, per quanto genuino, non è immune. Sia dei termini inglesi specifici. Troll Hunter non è un’offesa, è un mestiere (anzi, mi pagasse a me qualcuno per farlo).
  • Il sospetto. E’ una particolarità tutta nostrana questa di vedere sempre il secondo fine dietro una domanda. La curiosità è un fattore demoniaco. La conoscenza è malvagia. Anzi, più argomenti le tue risposte più c’è qualcosa che stai tramando.
  • Il bisogno di esclusività. Morandi è loro possesso, e chiunque non vuole essere fan di Morandi come si deve se ne può andare verso altri lidi. E questo risulta in tantissimi commenti delle signore dove non si permettono gusti personali che vanno oltre Gianni, ma anzi si risulta deludenti al minimo dissenso.

    gianni morandi stella bianca

  • L’idolatria. La vita virtuale del nostro idolo deve essere studiata a memoria come i versetti del Vangelo

    gianni morandi clippini

Tutti questi fattori sono sempre stati presenti nei fan, ma quando ci si sposta sul mondo virtuale dove i vip cedono inevitabilmente ancora un altro pezzo di privacy, un controllo già stretto da parte dei fan si stringe ancora di più.

E si sfocia persino nel cyberbullismo. L’atteggiamento continuamente e sistematicamente aggressivo nei confronti degli altri utenti è probabilmente la situazione più vicina al cyberbullismo in cui mi sia mai trovato su Facebook(e di pagine pubbliche ne ho analizzate a centinaia). Il cyberbullismo è talmente palese che dopo quella diatriba altre fan di Morandi mi hanno contattato per dirmi che la mia polemica nei confronti di quel gruppetto era più che mai giustificata visto che sono state esautorate dal fan club per motivi futili, come le diverse attenzioni ricevute dal Morandi o normali dissensi tra persone, o di persone che hanno smesso di parlarsi per paura di essere cacciate anche loro dal fanclub. Di queste conversazioni non pubblicherò gli screenshot perché sono private e ho deciso di pubblicare solo ciò che è pubblico e visibile a tutti.

La pubblicità degli ambienti virtuali è un problema che gli immigrati digitali non riescono a mandare giù. E quando ci riescono la trattano come trattano i luoghi pubblici delle città italiane. Una specie di latrina a cielo aperto. Quando impareremo che se una pagina ha un milione di fan non ci possono essere 3-4 capi che decidono le linee di pensiero e comportamento per tutti gli altri e che su un milione di persone incontreremo centinaia di utenti pazzi, esaltati, stravaganti, troll o semplicemente ambigui?! Quando prendete la metropolitana alla mattina vi sentite circondati da persone perfettamente normali e in linea con le vostre abitudini comportamentali? Se sì, beati voi.

Questo atteggiamento tra l’altro non porta nessun beneficio al vip che sfrutta i luoghi pubblici di internet. Pensate al pazzesco rilancio che sta avendo la figura di Magalli dopo essere diventata completamente virale su Facebook dove gli utenti più giovani danno vita a veri e propri botta e risposta a suon di lol sul Giancarlo nazionale. Probabilmente per questi personaggi stare al gioco dei giovani, staccati da logiche di fanclub ormai passate, è l’unico modo per continuare a vivere come artisti nel paese. Soprattutto per chi come Morandi fa un ottimo Facebook, esaltato da tutti e che ha avvicinato tanti giovani al suo profilo per la semplicità con cui affronta la quotidianità unita ad una frequenza incredibile di interazioni affettuose con gli utenti, anche con quelli che cercano di prenderlo in giro.

Affettuosità che stride con l’aggressività delle sue fan-guardiane della pagina.

La fidelizzazione dell’utente resta una delle chiavi per il successo di una pagina pubblica, ma bisogna fare molta attenzione a come viene gestita e soprattutto a chi viene lasciata la libertà di interagire con tutti gli altri come se avessero più diritti degli altri. 
Bisogna sapere che di utenti “strani” se ne trovano, ma allo stesso tempo bisogna avere presente che una grossa frangia di giovani tra i 13 e i 30 anni cercano solamente un po’ di svago in rete, che probabilmente solo attraverso questo divertimento si entra veramente nel cuore degli utenti fino a fidelizzarli e realizzare la parte più difficile, quella di spiccare – per visite e interazioni – in un mare di pagine che col passare del tempo tende all’infinito, e nel quale la concorrenza è spietata.

La passionale fidelizzazione di pochi utenti che pensano di comandare – o di contare più degli altri – può allontanare la massa verso lidi più pacifici, meno pedanti, e in cui si è liberi di esprimersi senza rischiare il linciaggio mediatico per una parola fuori posto o, ancora peggio, mal compresa. 

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Perché Facebook continua a cadere nei ban sbagliati?

Roma fa schifo è una delle pagine più chiacchierate del panorama social romano.
Nata come pagina di denuncia del degrado sociale è diventata in poco tempo fulcro di un vero e proprio network di blog e associazioni attive sul territorio.
Negli ultimi due anni ho avuto più di una discussione con gli amministratori della pagina e ho preso un ban (poi revocato in un processo di pulizia degli utenti – con annessa riabilitazione di alcuni – che dimostra una maturità che spesso è difficile riscontrare in pagine di respiro nazionale).
Per quanto si possa non essere d’accordo con parte delle esternazioni di Rfs o delle posizioni da loro prese su alcuni temi sociali, bisogna riconoscergli un grande merito: quello di sollevare quotidianamente delle questioni sulle problematiche della capitale. 
Questioni che sembrano non interessare più ai sindaci di Roma.
E per quanto io di rado mi trovi d’accordo sulle soluzioni da loro proposte, sono veramente contento che ci sia qualcuno così attento riguardo la vita della città, qualcuno che non fa della posizione politica un fortino chiuso in cui si rivolge solo e soltanto ai suoi membri, ma anzi cerca di uscire e portare le tematiche sotto gli occhi di tutti i cittadini.

Che poi la discussione politica e sociale tra romani su Facebook si risolva sempre in un lungo elenco di insulti pro-questo e anti-quello è un altro paio di maniche, manca l’educazione al dialogo nella vita reale, figuriamoci nel virtuale. 

Detto ciò, qualche giorno fa, Roma fa schifo è stata bannata per aver deprecato uno striscione omofobo apparso allo stadio Olimpico, senza per altro fare alcun nome di tifoserie o squadre di appartenenza, ma anzi interrogandosi sulla possibilità di un fotomontaggio.

Marino Frocio

Si è inoltre scoperto successivamente che il suddetto striscione è stato esposto lo scorso anno, quindi niente a che vedere con l’ultima crociata del sindaco sulle unioni omosessuali.

Questo ha mandato su tutte le furie i tifosi della squadra coinvolta, che si sono organizzati per segnalare in massa e sono riusciti nel loro intento.
La foto che recava la scritta “Marino Frocio” è stata ritenuta offensiva e la pagina chiusa.

Non mi interessa parlare dei tifosi o dei diritti degli omosessuali, vorrei solo capire come sia possibile che un gruppo di persone prepotenti, per quanto numeroso, possa avere la meglio su una denuncia giusta. Una denuncia giusta perché a prescindere dal parere personale sulle unioni omosessuali, utilizzare un termine che disprezza una categoria per lanciare un messaggio politico è cosa deplorevole. 

L’argomento mi ha toccato particolarmente poiché è successo un episodio simile anche a Tranelli, che si è beccato 7 giorni di ban quando è andato a scrivere questo sulla bacheca di Adinolfi:

tranelli sentinella

Insomma, era ovvio che il commento avesse il solo scopo di ironizzare sull’argomento in una pagina dove per centinaia di commenti la gente si arrampicava sugli specchi per esprimere con belle parole il concetto sintetizzato da Tranelli: voglio dire “basta froci” quanto e quando voglio.

Ora, qui bisognava carpire l’ironia dietro al commento, ma il post di Roma Fa Schifo era molto più chiaro, essendo accompagnato da una descrizione che non poteva lasciare spazio ai dubbi, per quanto deciso e diretto – forse politicamente scorretto, ma nel pieno stile della dialettica scelta da Rfs ed utilizzata senza particolari cambiamenti negli anni.

rfs su marino froio

Dal mio punto di vista un gruppo di persone che, neanche specificatamente chiamato in causa, si scaglia contro chi denuncia una barbarie e vince la sua battaglia fa di Facebook un luogo dove regnano l’arroganza e la cafonaggine. La segnalazione di uno è una scelta morale, l’accordarsi per segnalare in massa – per motivi di cui ci si è auto convinti a causa della coda di paglia – è una prepotenza strategica. E’ la violenza politica del mondo virtuale.
Sarebbe bastato rispondere che lo striscione era dello scorso anno, scritto in goliardia e non in periodo di battaglia politica sulle unioni omosessuali e la questione sarebbe rientrata molto presto. Se volete rendervi conto del becero livello dei commenti di questi utenti potete leggere direttamente il thread qui.

Vi prego di non farne una questione di divisa. Perchè in questo caso si tratta di tifosi di una squadra di calcio, la prossima volta potrebbero essere i dipendenti comunali con poca voglia di lavorare, poi i tassisti e quella dopo ancora i dipendenti ATAC.

Qui tifosi e striscione sono paradigma e sintomo di una capitale che ha smesso di pensare in tutti gli ambiti al bene della comunità e si è incancrenita sui propri possessi, le proprie passioni, i propri diritti a dover essere sempre comodi, difesi e tutelati pur non avendo alcun merito per la crescita e lo sviluppo di una città che ha smesso di arrancare nel confronto con le capitali europee, lasciandosi andare definitivamente ad una condizione terzomondista.

Per una popolazione così poco abituata al dialogo come la nostra questo “potere della massa segnalatrice” è un fattore pericolosissimo, soprattutto per una comunità virtuale dove il troll (inteso come colui che insulta sul web) è l’utente più comune – in quanto cafone incapace di dialogo e ignorante sulla condizione delle città all’estero – mentre la minoranza che sa reggere un confronto a parole, magari prendendo in giro l’interlocutore ma utilizzando il cervello e la dialettica al posto degli insulti, sono proprio quegli utenti che un tempo in rete venivano chiamati troll a causa delle loro continue prese in giro.

Io, da bannato di Roma fa schifo, alcune volte anche da segnalatore di Roma fa schifo, tantissime volte anche da segnalato su (e forse da) Roma fa schifo, sono veramente contento che questa abbia riaperto i battenti. Allego prove.

romafaschifo lel

E’ da apprezzare il fatto che Facebook sia tornato sui suoi passi. Ben due volte, una quando hanno chiuso la pagina, e la seconda pochi giorni dopo, quando l’hanno riaperta. E stiamo parlando di segnalazioni di foto postate da rfs a febbraio, quindi probabilmente partite da un bot in automatico, ma che aiutano l’utente a seguire gli sviluppi della vicenda.

segnalazioni riviste rfs

La speranza è che Facebook inizi a considerare i contenuti delle segnalazioni prima del ban. Possiamo capire che a volte l’ironia, una trollata, non siano così limpide da essere capite al volo. Quando non c’è ironia, né sarcasmo, questi errori risultano veramente grossolani.

Mi è molto utile una pagina di cui non condivido le soluzioni ma che mi aiuta a riflettere sui problemi della mia comunità, problemi che la politica e il giornalismo locale tendono a nascondere come polvere sotto ad un tappeto. Probabilmente più utile di una pagina dove con gli altri utenti mi trovo sempre d’accordo e dove tutti mi danno ragione. Alle soluzioni che preferisco ci arrivo da solo, attraverso le mie riflessioni e i miei principi etici e morali.
Per favore, almeno su internet non lasciateci in preda ai gruppetti di violenti organizzati.

 

 

Aggiornamento: se è vero che le pagine italiane, come quelle americane, vengono moderate da un’azienda filippina – come spiega questo articolo di wired – in cui difficilmente i dipendenti parlano italiano, le segnalazioni di massa avranno sempre la meglio.
Tanto che alcuni basano su questo la loro “battaglia” politica virtuale. 
In questo modo la grande comunità virtuale diventa una giungla, in cui vige la legge del più forte – nel senso di più numeroso – ponendo la parola fine su quell’indipendenza e soprattutto libera circolazione di pensiero che la rete ha rappresentato per più di un decennio.

Contro gli Inquisitori.

Pochi giorni fa ho scritto un articolo riguardante un tale “Cacciatore di troll” e della definizione di troll che abbiamo in Italia, elencandone tutti i più strani usi che ne vengono fatti.

Come al solito ho pubblicizzato l’articolo sul mio profilo Twitter, con questo post

twitter primo post

Niente di diverso da quello che ho fatto per tutti i post precedenti: tag dei partecipanti + link al post, senza troppe parole.

Tutti, tranne Cacciatore, hanno retwittato. Quest’ultimo ha invece oscurato il suo profilo Twitter, creando un profilo falso ( @ferfou888) in cui insultava me e gli altri utenti taggati. Purtroppo mi sono perso la querelle, poiché ha subito cancellato/oscurato anche questo profilo, portandosi nell’oscurità i suoi tweet. Vedete che succedere ad abbandonare internet per un’oretta?!

Twitter @ferfou888

Ma, del resto, che io avessi scritto solo “cazzate – senza argomentare o spiegare il perché – il nostro cacciatore lo aveva spiegato simpaticamente nei commenti al post qui, su WordPress:
twitter commento su wordpress

Tra l’altro molto carino il gioco che se si clicca sul nome “dimmelotu” si finisce sul sito del PD.
L’insinuazione è così originale e lungimirante che da tempo, aprendo la homepage di questo blog, appare nella barra del browser questa scritta:

chi paga tranelli

Procediamo comunque per passi. Su Twitter il buon Cacciatore ha un tweet fissato in alto, che recita così:

Twitter cacciatore di troll

Ok, siamo costruttivi, e non distruttivi. Non lasciamoci “acceccare” dall’odio.

Forse il tweet è un mantra personale che il Cacciatore ama ripetersi, sperando di non cadere un’altra volta Preda di se stesso.

Io, a parte l’ira, non saprei spiegare bene certe esternazioni non argomentate.

twitter minacce cacciatore

Non ho neanche capito perché abbia usato il plurale quando non ho mai nascosto la mia identità né ho mai scritto da alcuna parte che questo blog fosse comunitario. Spero sempre nella maiestatis.
Quando finalmente la finisce di oscurare e rimettere online l’account ad intermittenza, allora inizio a stimolarlo – se non lo facessi non sarei Tranelli.
Twitto (scusate se è scritto male, mi manca il linguaggio tecnico) nuovamente il link al blog, taggando questa volta le persone più “famose” che avevo indicato come i principali obiettivi del Cacciatore, che va su tutte le furie, iniziando una serie di illazioni che non trovano alcun riscontro nella vita reale.

twitter cacciatore a beh!

Vi direi anche di quanto fossi contento che sia intervenuto un personaggio che mi ha sempre divertito tantissimo come Johnny Palomba, ma questo farebbe di me un piddino pagato per screditare i salvatori del m5s come il Cacciatore.

Ma non finisce qui. Il Cacciatore di Troll, rivelatosi finalmente come l’unico troll presente nella discussione, è seriamente in preda ai suoi deliri.

twitter guardate chi retuitta

Ovviamente il fatto che il mio Tweet fosse stato retwittato da queste persone era la prova della mia collusione con una certa area politica. Vaglielo a spiegare che prima che il Cacciatore fosse la mia “vetrina” avevo la metà dei follower e nessun tipo di rapporto con questi profili!

twitter troll io o troll tu

Proviamo con la definizione classica di troll, ma niente. Continua a dare risposte piccate e volgari, ma il post che avevo scritto non era nient’altro che un resoconto della attività pubbliche del Cacciatore, a cui siamo giunti attraverso Google Alert e non attraverso conoscenze politiche o trasmissioni televisive.

twitter cacciatore smerdato

Dopo questa non ha più risposto, ha continuato a insultare Johnny Palomba con foto di dubbio gusto e tweet anche molto divertenti sul fatto che utilizzi delle “mutande sgommate di merda” per coprirsi la faccia…

Comunque, partendo dal presupposto che Cacciatore di Troll tiene nel suo profilo un tweet fissato in alto in cui chiede agli altri di non farsi accecare dall’odio, poi a chi prova solamente a chiedergli di argomentare poche sue posizioni, ovvero la sua definizione di troll e perché si comporta in questo modo con chi la pensa diversamente da lui, sa solamente insultare, senza riuscire mai ad argomentare nulla, fornendo solo insulti ed insinuazioni di un eventuale pagamento da parte di ambienti politici… ecco, probabilmente, lui è il troll.

E vorrei quasi sperare che il Cacciatore sia veramente pagato dal Partito Democratico per screditare il m5s piuttosto che pensare che il Movimento 5 stelle approvi queste politiche di diffamazione ed insulto.

Morale della favola:
State attenti a chi vi chiede di segnalare determinate persone sui social network. 

Con la segnalazione si può limitare la libertà altrui, per cui fate attenzione a questi inquisitori che puntano il dito, perché probabilmente la prima cosa che andrebbe censurata da una rete libera e indipendente sono proprio questi Torquemada2.0 che ci puntano il dito contro.

Soprattutto perché nella rete, come nella vita, si è in pochi a pensare autonomamente, mentre la gran parte della massa segue i dettami di questi capipopolo da due soldi.
Se non volete la vostra libertà di espressione censurata – almeno dai vostri pari – lottate sempre contro soggetti di questo genere.A prescindere dall’orientamento politico, la religione, il colore della pelle, la provenienza.
Tanto è tutto falso.

E sapere chi c’è dietro un nick è molto meno facile di come vogliono far credere i persecutori, e le possibilità di aver sbagliato ipotesi sono infinite.

A caccia di Cacciatori (di Troll – su Twitter).

Da qualche tempo seguo l’account “Cacciatore di Troll” su Twitter.

Ho letto su Corriere.it che un troll hunter prende 10/12 sterline l’ora.

Mi interessava perciò capire il lavoro di questo personaggio, che ho scoperto essere anche l’admin della pagina Facebook “La coerenza del PD“, nonché del blog “Grillo d’assalto“.

I post, soprattutto quelli sul blog che raggiungiamo grazie ai suoi tweet, sono sempre un po’ confusionari.
La denuncia ai troll è spesso orientata verso personaggi piuttosto noti come Valerio Mastrandrea, Diego Bianchi, Johnny Palomba ed altri.

Ora, non avendo la pretesa di capire cosa spinga a definire troll questi personaggi ho lasciato andare per mesi. Poi qualche giorno fa il Cacciatore di Troll posta il nome di una signora che, a vederne il profilo, non sembra nient’altro che una normale elettrice del m5s. Una cittadina, se a loro piace di più.

segnalo troll tonelli lisa

Contatto in privato entrambi.

La signora Tonelli mi dice che loro i troll se li inventano, e che è meglio essere definiti troll che lobotomizzati.
Le chiedo a quel punto di avere chiarimenti perché, a mio parere, il Cacciatore ha una visione un po’ distorta delle sue prede.

conversazione lisa tonelliCosa?! Una persona anche attiva nel movimento, trattata come troll solamente perché non è in linea con le scelte ufficiali?
E’ una cosa che trovo strana da parte di un aggregato di persone che si è sempre dichiarato un movimento e non un partito.

Purtroppo il Cacciatore non risponde, nonostante le mie molteplici richieste. Anzi, cambia regolarmente nome su Twitter (l’ultima è stata da @_ji005 a @_jixx05) cambiando così in automatico anche l’url della sua pagina e depistando ogni link a lui riferito.

Nello stesso pomeriggio il discorso si ripetere con un’altro utente, anch’esso grillino, tant’è che fraintendendo le mie domande risponde così:

Tweet Paola Bassarelli

Quindi, perché mai trattare così persone che lavorano per il MoVimento?
Problemi loro. Non sono grillino e le dinamiche interne mi interessano fino ad un certo punto.
In fondo l’esautorazione politica e lo smorzamento/repressione delle correnti interne ai partiti sono sempre esistite.
Avrei voluto fare milioni di domande al signor Cacciatore ma purtroppo deve aver saltato la lezione “rispondere è cortesia” del corso “domandare è lecito“.

Mi interessa di più capire perché l’utilizzo del termine troll in casi in cui il trolling non c’entra assolutamente nulla.
Dopo aver scandagliato le opzioni più diverse, dopo aver studiato il profilo di Cacciatore di Troll, sono giunto alla conclusione che troll, per lui, è chi la pensa diversamente.
Diversamente da lui o dal movimento?
Questa non è l’unica domanda da farsi.

Perchè il MoVimento, così attivo sulla rete, lascia libero sfogo ad un personaggio simile, ad un blog calunniatorio e diffamante nei confronti dei suoi stessi membri?
Forse il mare di internet è infinito e la Casaleggio Associati non ci è ancora arrivata?
Forse nessuno dei diretti interessati, membri attivi, cittadini, non si sono mai stizziti al punto da segnalare il blog al partito o alla C.A.?
Forse al M5s e alla C.A. fa comodo qualcuno che tenga a bada, in questa maniera, le frange più indipendenti all’interno del movimento?

Non si sa, o meglio non si può sapere, poiché il diretto interessato non risponde.
Ma quale può essere l’effetto benefico di far dire ai tuoi elettori o da chi legge i suoi tweet frasi come “Mi sa che i troll loro se li coltivano… se per loro sono troll meglio troll che lobotomizzata“, “In questo caso parliamo di un malato sul serio,purtroppo protetto da qualcuno legato a un parlamentare grillino.” oppure “Malato..psichicamente..ma è lampante!..tiene anche una pagina FB dove calunnia tutti (sta collezionando querele)“.

Ma qual è, fuori dal MoVimento 5 stelle, il significato che le persone danno alla parola troll?

Tutti partono dalla stessa definizione, da Wikipedia: una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

Ecco, in quella frase c’è una piccola discriminante.
Provocatori.

Provocatorio1. Che provoca o tende a provocare (all’ira, alla violenza, a una reazione).

Tendere a provocare una reazione è una delle cose più belle e gustose del trolling, ma non per forza chi cerca di provocare una reazione sta trollando. Magari qualcuno vuole semplicemente instaurare un dialogo e per farlo deve riuscire a scatenare una reazione, per farsi notare.
Con una definizione così vaga si rischia di additare come troll chiunque, per sbaglio, per comodità o per screditare il proprio avversario.

Grazie ai Google Alerts posso farvi un breve riassunto di chi è stato chiamato “troll” nell’ultima settimana:

Quindi, piuttosto che chiedervi chi sia veramente per voi un troll, preferisco rigirarvi la domanda.
Visto che tra un semplice utente, due ragazzini, un attore di candid camera, Diego Bianchi/Mastrandrea, Antonio Socci, l’Accademia di Svezia e me medesimo si toccano – nelle definizioni di una sola settimana – tanti diversi livelli sociali e tipi umani possibili, partendo da questi presupposti e con queste definizioni, chi non è un troll almeno una volta nella vita?

Viaggio ai confini del complotto.

Uno dei maggiori trend dell’utente social italiano (ma non solo) è quello del complottismo.
Gruppi e pagine crescono e fioriscono quasi quotidianamente. Alcune di queste stanno diventando dei veri e propri punti di riferimento per la comunità di utenti dediti alla “conoscenza alternativa”.

Per fare un piccolo sunto delle caratteristiche portanti delle teorie del complotto, utilizzerò degli appunti raccolti in un seminario sugli anni di piombo e la storia del terrorismo italiano (ai quali le teorie del complotto contemporanee ancora si collegano) del professor Nanni Ceci.

Le teorie del complotto sono contraddistinte da:

  • Una concezione ottimistica della conoscenza e della conseguente certezza di poter conoscere la verità assoluta.
  • Un desiderio straordinario di smascherare le forze oscure che agiscono dietro la “scena politica” e di svelare i poteri invisibili e le realtà nascoste, gli unici poteri e realtà che davvero contano.
  • La volontà di andare oltre quella che viene concepita come realtà ufficiale, come storiografia istituzionale ufficiale o tradizionale.
  • La propensione ad assumere lo schema retorico del pamphlet, volto a dimostrare la realtà intrinseca di una tesi come verità fattuale ed oggettiva, una verità distillata da un tessuto di prove e di reali o presunte verità giudiziarie.
  • La tendenza a giustificare l’assenza di prove di un complotto come la prova migliore dell’esistenza del complotto stesso.

Questo è quello che andremo a verificare passo passo in questo viaggio ai confini del complotto.

Parte prima: i fondamenti reali del discorso.

Non è difficile mettere in rete una notizia di complotto, dal momento in cui i presupposti logici che dovrebbero essere alla base del nostro discorso non interessano agli utenti che fanno parte di questi gruppi.

Appena usciti i risultati del referendum indipendentista in Scozia, ho postato su due gruppi diversi, con due diversi profili, questa foto che partiva da un presupposto sbagliato: cioè che i sondaggi dessero in vantaggio i “sì“, mentre anche quelli della rete (tranne quelli fatti su questi gruppi, che non hanno alcun senso non essendo gruppi frequentati da scozzesi) davano il “no” come risultato vincente.

william wallace

In questo caso abbiamo sia una volontà di conoscere la verità assoluta, sia quella di smascherare le forze oscure che si muovono dietro a queste verità.
Cosa importa che il presupposto sia sbagliato, se quello che ci interessa è solamente affermare che il Nuovo Ordine Mondiale sta dimostrando per l’ennesima volta che il parere del popolo non conta nulla?
Dire che “il voto è stato influenzato dai media inglesi” può essere ragionevole.
Dire che il NWO ha di nuovo usato la sua scure per tagliare le speranze del popolo è un’affermazione forte. Ma non se rientra in un quadro generale che hanno in testa questi utenti.
Per questo la didascalia della foto è molto importante: in un gruppo in cui si sostiene regolarmente che i reali del casato di Inghilterra fanno parte di una stirpe di rettiliani che comandano il mondo da sempre, basta scrivere:

Vi ricordate cosa dicevamo in questo gruppo sulla guaritrice amica di Lady Diana? e pensate veramente che i rettiliani avrebbero permesso di mollare la nazione che gli fornisce l’85% del petrolio utilizzato in Inghilterra?
Oggi è un giorno di lutto per l’Europa, oggi il potere ha vinto di nuovo.

Di lì a poco 93 commenti, e una cinquantina di like (sempre molto difficili da quantificare, considerando che alcuni li metto io con scadenza regolare con i miei vari profili per dare visibilità al post finché questo non decolla) di cui vi lascio un piccolo estratto con i commenti più divertenti. Ovviamente in questo thread l’unica persona che cercava di rispondere con argomentazioni razionali è stato additato come troll ed “emarginato” dagli altri utenti.

commenti a wallace su teoria compplotto

Lo stesso post, linkato da Marika su un altro gruppo ed oggi cancellato, ha dato in frutto uno dei filoni principali interni al complottismo, ovvero quello della scienza di confine. Il popolo avrebbe tutte le energie ed i mezzi per vivere senza potenti, addirittura per ribellarsi al potente con armi potentissime fatte in casa.
Purtroppo il post è stato rimosso e non posso linkarlo, ma i commenti sono salvati, cerco di tenere solo la conversione con Carlred Cal per snellire la lettura.

Carlred Cal

Notate come Carlred, che purtroppo non è un troll (e se lo è chapeau), punti tutto il suo discorso sull’ignoranza altrui, senza rispondere mai realmente alle domande, credendo di mantenere un fascinoso mistero.

Carlred Cal2

Carlred Cal3

Alla fine del discorso Carlred non solo non aveva la soluzione per fare la guerra del futuro con le armi costruite in casa, ma questi deliri gli sono costati anche il ban dal gruppo per essere andato oltremodo offtopic laddove si parlava del referendum in Scozia.

Perchè in realtà quello che interessa non è nemmeno l’argomento, figuriamoci i presupposti. L’attenzione è concentrata su tutte quelle cose che alimentano il fascino della fantasia, e purtroppo fantasia e realtà empirica non vanno molto d’accordo.

Peccato, neanche stavolta avrò un Cannone di Tesla alla Fallout con cui uscire in strada a fare scorribande.

Parte Seconda: l’interesse reale a conoscere la verità.

Mi sono chiesto, dopo tutto ciò, se queste persone che cercano quotidianamente di smascherare le bugie della stampa ufficiale e della storiografia tradizionale abbiano un senso di ricerca della verità più sviluppato di noi comuni mortali che non riusciamo a vedere oltre ciò che ci viene propinato dal sistema.

Ve lo dico subito: la risposta è no.

Gira da tempo una strana foto postata originariamente (o almeno a questa sono riuscito a risalire) dalla pagina intitolata “Aprite gli occhi

Società Malata

La foto è evidentemente un falso.
Innanzitutto perché con tutti i nomi censurati, senza un link né niente di simile, non è possibile falsificarla.
Secondo, perché le sbordature azzurrine mal cancellate con paint intorno a “mi piace” e “commenta” dello status in alto rivelano la mano di un falsario molto grezzo. Dopo aver commentato sul link originale di Aprite gli occhi con Marika e non aver ricevuto nessun commento (nonostante alcuni abbiano commentato dopo, scandalizzati dal contenuto della foto), ho deciso di postare la foto con gli status invertiti sul gruppo La teoria del complotto, dove già era stata condivisa plurime volte i giorni precedenti, dove quindi non c’era bisogno di aggiungere alcuna didascalia.

fake

commenti a fake su teoria del complotto

La foto linkata era semplicemente un mix di uno status inventato che recitava “Sono un rettile, adoro mangiare roditori e sibilare con la lingua biforcuta” e commenti like e condivisioni presi da un articolo a caso di Repubblica.it montati insieme in pochi minuti.
Ma non importa: pur di fermare chi spruzza le scie chimiche vanno bene pure i fake.

commenti a fake su teoria del complotto2

Nessuna risposta.
Anche cercando di creare una certa empatia con loro, facendosi sentire vicini all’argomento “sistema”, non si arriva a convincerli. Perché questo che ora lui definisce troll, poiché si inventa le cose e quindi non un contro-informatore, è per tutti i gruppi e pagine simili – costituite da utenti che non riescono a capire che la foto è un falso – un contro-informatore.
Quindi ben vengano i troll, quando tirano l’acqua al nostro mulino.
E comunque io sì, “da una cazzata del genere cestinerei tutto il resto“, in quanto non falsificabile, che a Popper un po’ gli voglio bene. Ma vaglielo a spiegare chi è Popper.

Il principio di falsificabilità è quanto di più lontano dall’ultimo attributo elencato ad inizio post sulle teorie del complotto: cioè che il fatto che non ve ne siano prove sia la prova che il complotto esiste. Utilizzando il principio di falsificabilità dovremmo abbandonare la gran parte delle teorie cospirative.

A riguardo vi consiglio anche questo post sull’Overland Express per cui ho già preso il ban con 3 profili per cercare di avere una risposta che non fossero solo allusioni alla “ci puoi arrivare da te se fai 2 + 2”.

Parte terza: gli anticomplottisti.

Una delle problematiche più grandi all’interno del filone complottistico della rete è il rapporto tra i complottisti e gli anticomplottisti.

Si ritorna al discorso già affrontato della divisione tra gruppi sociali a cui Facebook tende a portare e all’ormai continuamente abusato concetto di troll=utente che insulta su internet solamente per gusto sadico di farlo.

Pochi giorni dopo l’undici settembre, stimolato dai continui input ricevuti da questi gruppi sul famigerato attentato (quest’anno gli ebrei non sono stati molto di moda rispetto agli anni precedenti, scansati dai suddetti rettili) e dal fiume di post sull’ISIS/creatura occidentale, ho cercato di creare il mio piccolo complotto con un post quanto mai stupido, che speravo risultasse divertente agli occhi degli anticomplottisti.

this is england

Nonostante l’indirizzo di questo blog messo sulla foto (così come era nella precedente foto di William Wallace) le reazioni non sono state molto gradevoli, eppure l’indirizzo viene messo appositamente per dire a quei pochi che non credono nei complotti di non smascherare il tranello, ma purtroppo sbaglio quando penso che questi ultimi, prima di aprire bocca, si informino veramente (del resto capita a tutti di rispondere di getto)

commenti a this is it

Il confronto non esiste più, la voglia di provare a spiegare perché una cosa può essere sbagliata è molto flebile e si trova solo in alcuni commenti, ed è comunque preceduta da una aggressività che parte – da subito, al primo commento – con esclamazioni blasfeme e inviti al suicidio.
Tanto grande è stato il numero di anticomplottisti arrivati su questo post che è stato addirittura riportato su un gruppo di scherno nei confronti dei complottisti stessi, un gruppo in cui Tranelli e Marika sono stati riportati plurime volte. La rete ha una memoria cortissima.

Parte quarta: le conseguenze.

Ognuno è libero di credere in ciò che vuole.
Ma finire in questo vortice di complotti, allarmismo quotidiano e di sospetto continuo rivolto al prossimo, può far arrivare gli utenti a dire qualsiasi cosa. Vediamolo con un esempio.

Anti islamisti

Quello a sinistra è Anders Breivik, autore dell’attentato al Parlamento di Oslo e della strage sull’isola di Utøya, entrambi avvenuti lo stesso giorno di luglio 2011, provocando 8 morti ad Oslo e 69 sull’isola, tutti tra i 14 e i 16 anni.
Quello a destra è Magdi Cristiano Allam: scrittore, politico e giornalista. Figura quantomeno controversa, ma non paragonabile con la precedente. Le reazioni?

reazioni allam

(per la foto/complotto giudaico di Breivik si ringrazia 4chan, in particolare /pol/, che non è “il forum dei nudi delle celebrità“, né tanto meno “un forum dove condividere opinioni e foto“)

Non so se mi lasciano più stupefatto i commenti sui complotti, o l’apprezzamento alle parole di Marika verso la filosofia di una persona che ha compiuto una strage da sola, a sangue freddo, uccidendo decine di persone a colpi di pistola mentre scappavano a nuoto, solamente perché giovani del partito laburista.

Partendo da questi presupposti, a cosa si può arrivare?
Leggendo la biografia di Breivik, si legge di come fosse una di queste persone che passa le giornate a farsi salire l’odio su internet, frequentando siti ultra-nazionalisti o neonazisti, cibandosi di complotti, razzismo e xenofobia online.

Ma soprattutto dove possiamo arrivare, se tra le persone e le pagine che condividono questo tipo di cose ci sono persone che si candidano alle elezioni europee, definendo il post “bellissimo”? (non è un discorso partitico ma di candidabilità. C’è da dire che da recenti post della signora Pallotto si evince come successivamente si sia allontanata dal MoVimento 5 Stelle)

condivisioni breivik allam

E soprattutto, rivolgendovi una domanda che utilizzano spesso i complottisti per definire chi è che tira i fili del complotto: cui bono? a chi giova questa situazione? chi trae beneficio dal fatto che migliaia di persone quotidianamente passino il loro tempo a parlare di cose che non hanno una base logica?

Probabilmente nessuno, ma se realmente esistono dei burattinai che tirano le fila del mondo, in questo momento stanno ridendo di loro.