Il selfie di Totti per il NWO – il grande tranello dei social network

Martedì 13 gennaio, mattina. Mi sveglio influenzato ma carico per affrontare la giornata. Intorno a mezzogiorno vengo contattato da un amico con un’idea:

Sul selfie di Francesco Totti vorrei farti chiudere su una cosa molto interessante che farà chiudere molti patiti del gombloddo!

Foto di Totti: giorno della pubblicazione 11.01

Fotografo che compare dietro ha la pettorina con un numero 09

= 09.11.01 È un caso?E poi il telefono del capitano porta in bella vista il simbolo di una mela

Un richiamo forse alla grande mela??? Vediamo ora cosa crei!

“Maledizione Ale, ho da fare…” è l’unica risposta che mi gira in testa. La sfida però è troppo sfiziosa, così mi riprometto di concedermi una mezz’ora in pausa pranzo e provare se la mia Guida allo sviluppo casalingo di un complotto, scritta il giorno precedente, sia davvero affidabile.
Avendo già superato la fase “idea“, apro Paint e mi diverto a spargere cerchietti rossi tanto in voga in questi giorni di complotti sul Charlie Hebdo, aggiungo qualche domanda accompagnata da numeri esagerati ma non completamente errati (350 non erano solamente i fotografi presenti, ma giornalisti e fotografi accreditati) e ne viene fuori questo:

totti selfie original pic

Gioco con l’immaginario collettivo del tifoso giallorosso, che tante volte ha sentito accostare la massoneria alla sua squadra, e che oggi è riuscita a rendere l’argomento un divertimento, grazie al lavoro meraviglioso di Ipotesi di gomblotto – quella che ritengo essere l’unica pagina Facebook veramente originale concepita nel mondo delle pagine calcistiche. Così mi fingo un tifoso laziale e la posto su un gruppo dove il simbolismo fa da filo conduttore. Difendo la mia idea dalla miriade di insulti ricevuti, mi mostro accondiscendente con chi è invece attratto dal contenuto del post, ed ecco che chi legge da spettatore esterno ha la sua chiave: “anvedi sti laziali quanto stanno a rosicà, non sanno più che inventasse“.

Non carico la foto altrove, so che quello è il gruppo dove massimizzerò la viralità del meme.

Mercoledì 14. A metà mattinata un altro amico mi scrive che il mio meme è sulla pagina della radio ufficiale della Roma, accompagnato dalla didascalia “complottari impicciati”. Ne hanno parlato anche in radio, mi dicono. Probabilmente lo screenshot era stato riportato da qualcuno su Twitter (mezzo di trasmissione e diffusione efficacissimo). Ci sono cascati con tutte le scarpe. In meno che mai la foto è stata ripresa da tutte le principali pagine romaniste, arrivando con centinaia di condivisioni ovunque nell’universo social legato alla squadra di Trigoria.

Insomma, la guida al complotto funziona. Generare un complotto che diventi virale è facilissimo. Spesso la viralità è data più da chi non ci crede che, pur non volendo, diventa vettore della notizia.

Se è facile che diventi virale un’ipotesi campata in aria come il fatto che l’esultanza di Totti fosse un rituale di omaggio ai grandi atti compiuti dalla massoneria e dal nuovo ordine mondiale (l’auto-attentato alle torri gemelle, 14 anni dopo), figuriamoci quanto sia più facile farlo su episodi come Charlie Hebdo, soprattutto nelle ore subito successive agli attentati, in cui le notizie sono poche e confuse, mentre a piazzare cerchietti rossi si fa tanta poca fatica… Pensate soprattutto ai danni che si rischia di fare quando invece di un idolo calcistico si vanno a toccare le paure delle persone.

Già trovate di tutto su internet. E più passerà il tempo, più cresceranno ragazzi nativi digitali che sapranno utilizzare il mezzo per i loro scopi. Per questo tutti meritano una uguale educazione all’utilizzo della rete, ai suoi rischi, alle sue possibilità, ad una regolamentazione che va perfezionata senza distruggerne la libertà di fondo. Perché la rete sia un universo di condivisione di conoscenze, di crescita personale, di dialogo.
Altrimenti si corre il rischio di far entrare in vigore la legge del più furbo, dove quei pochi che ne hanno capito i meccanismi saranno liberi di schiacciare l’altro, che ancora utilizza internet come fosse una televisione: uno schermo in cui i contenuti generati da terzi diventano la nostra realtà oggettiva.
Che è il motivo per cui oggi viviamo una società virtuale che crede ad ogni bufala, ad ogni complotto, e che fa del “l’ho letto su internet” un motto con cui giustificare le azioni più folli.

PS: Una precisazione sui recenti avvenimenti francesi. C’è una grossa differenza tra lo scrivere #JeSuisCharlieHebdo ed esserlo veramente. Io non ho mai postato questo hashtag, ma penso di essere molto più CharlieEbdo di voi.

totti selfie reazioni

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