Il cyberbullo non è un troll: la triste storia del signor K.

Quella che vi sto per raccontare è una storia molto triste, e ha bisogno di un piccolo preambolo. Ho sempre sostenuto che non bisognasse cancellare i nomi riportati negli screenshot presi su gruppi e pagine pubbliche, ma a differenza delle altre volte la storia sarà raccontata in maniera totalmente anonima. Qualcuno si è preso la briga di denunciare per diffamazione il protagonista della storia, che a sua volta ha prima minacciato querele, per poi passare alle minacce di morte. Proprio per questo stavolta saranno anonimi anche gli altri attori, tranne i miei personaggi. K, il protagonista di questa storia, è greco (o almeno dice di esserlo). K dice di essere professore e ricercatore all’università di Trieste, nel distaccamento di Gorizia. K utilizza utilizza queste argomentazioni per avere ragione del suo prossimo, per insultare, per sentirsi superiore. Incontro K un giorno di dicembre, in un gruppo che denuncia le malefatte dei politici italiani. Sta commentando una bufala. F, un ricercatore universitario, viste le sue risposte aggressive e saccenti, chiede a K dove insegni… K1 K sembra non avere le capacità grammaticali per essere un professore universitario, ma è straniero, e la sua assenza dai siti istituzionali può avere molte ragioni. K, infastidito dalle domande di F, inizia a proporre quesiti di fisica per dimostrare la sua superiorità culturale che attesterebbe – secondo lui – il suo essere professore universitario. K2 Arrivo sul thread attratto dal gran numero di commenti ad un link preso da Informazione.it, pagina di bufale di Ermes Maiolica, disinformatore di livello nazionale – specialmente dopo esser stato intervistato da Le Iene a causa della bufala su Teo Mammucari cocainomane.  Inoltre Maiolica ha la propensione a mettere la sua faccia più o meno ovunque, e all’epoca pensavo che dopo l’intervista su una TV nazionale fosse più difficile che l’utente medio cadesse nelle sue trappole. Invece… K3 Inizialmente penso che K sia un troll. Bello scherzo. Divertente. Poi inizio a indagare un po’ su di lui, al di fuori di Facebook. K ha un sito internet in cui dice di fare attività di import/export – ma sembra un sito di facciata, un contenitore di scatole vuote, e sul suo account Twitter – che utilizza per pubblicizzare le sue ripetizioni – racconta di come i bambini sono migliorati con lui, più altre stranezze varie. Su Linkedin K si occupa di import/export di materiali rari. K4Avete presente il profilo Twitter di un professore universitario? nulla di più diverso da questa roba. Inquietato e incuriosito decido di provocarlo un po’. E’ da tempo che sostengo che la provocazione svela la vera natura – e i veri interessi, soprattutto – degli utenti. K5 I deliri di K a questo punto arrivano ai massimi livelli. Intanto F scrive all’università di Trieste, ricevendo la conferma che questo signor K non ha mai lavorato per loro, né lo hanno mai sentito nominare. Io continuo a provocarlo, ad osservarlo negli altri gruppi. Più riesco a trovare informazioni su di lui, più K si scalda. In particolare dopo queste due infografiche che ho usato come commento a tutti i post che K lasciava in giro per i gruppi pubblici di Facebook (i gruppi pubblici sono disponibili sul suo profilo, è bastato entrare e scrivere il nome nella barra di ricerca per sapere dove e cosa stesse postando):

k6 k7png Una persona sulla quale è impossibile avere notizie certe, razzista, omofobo nei commenti ma in una coppia di fatto sulle relazioni, che organizza matrimoni gay e vende sextoys online, che si dice Accademico e allo stesso tempo imprenditore, che si vende come professore per ripetizioni private… voi lascereste mai vostro figlio nelle mani di un simile maestro? Io e F decidiamo di avvertire l’admin del gruppo in cui K ha dato via ai suoi deliri. M gli chiede spiegazioni. Ricevendo solo offese in cambio lo banna dal gruppo. Questo scatena l’ira di K, che inizia a spammare le nostre foto in giro, dicendone più o meno di ogni sorta, specialmente su M, che essendo una donna gli appare più vulnerabile. L’accusa continua – tra una minaccia e l’altra – è quella di essere al soldo del PD. Non credo che esistano riferimenti politici più lontani dal PD di quello a cui M è legata. k8 Deliri, follia, seguiti dallo spammare la mia foto ovunque – così come quelle di F e M, ma ogni volta cercando di evitare i gruppi in cui eravamo iscritti. Ha trovato la mia identità sul profilo di Marika, essendo tutto specificato in post pubblici. Del resto io non voglio truffare nessuno. K9 Non so sinceramente su quanti gruppi privati o segreti sia arrivata la mia foto, difficilmente lo scoprirò. Però so quanti gruppi hanno preso le distanze da questo signore, bannandolo. Se avesse potuto dimostrare di essere un accademico – o anche un imprenditore di prodotti di nicchia – invece che un truffatore, probabilmente si sarebbe risparmiato i soldi del taglia-gole. K10 Mi dispiace per il signor Daniele – che non conosco – che si è trovato in mezzo a questa situazione inquietante. Fortunatamente, quando ha capito che le minacce non risultavano credibili, ha diminuito molto il suo posting nei gruppi a cui è iscritto (e che saltuariamente – a distanza di 3 mesi – ancora controllo). Ha smesso di dirsi professore universitario, e mi sembra già un buon passo. Io, F ed M continuiamo ad aspettare che questi fascicoli che ha portato al ministero della difesa (greco?!? italiano?!?) abbiano un qualche effetto, ma siamo tutti sani e salvi. Questa vicenda mi ha dato nuovi spunti e alcune conferme:

  • Continuare a portare il dibattito politico su questo livello di conflitto fa passare i pazzi per dei capipopolo. Agli occhi degli utenti dei gruppi, inizialmente, io e F sembravamo sempre dei debunker pagati dal PD che volevano azzittire un uomo pieno di verità e forza d’animo che lottava per il popolo. E stiamo parlando di uno squilibrato.
  • Aver abbandonato il concetto di moderazione nei commenti è una cosa assolutamente controproducente. Non ci si può aspettare un livello qualitativo della discussione se l’unico filtro è l’amministratore che approva o meno un post, non potendo intervenire nei commenti. Il sistema delle segnalazioni risulta peraltro inadeguato: come scrissi tempo fa FB rischia di cadere nei ban sbagliati, situazioni che andrebbero fermate sul nascere si protraggono per molto tempo. Impensabili che gruppi come quello in cui è iniziata questa vicenda (12.000 membri) siano moderati solamente a livello di OP (inoltre nella gran parte dei gruppi non c’è neanche bisogno dell’approvazione degli admin).
  • Le minacce online sono meno sanzionate delle foto di black humor o di nudo. C’è qualche problema se il signor K è ancora su Fb con questo profilo (ne ha anche un altro attualmente attivo) nonostante decine di segnalazioni a commenti omofobi, sessisti, razzisti, minatori, etc.
  • Casi come questo potrebbero tranquillamente essere risolti se i social network investissero in personale privato che si occupi di controllare questi profili. Scoprire che il signor K era un millantatore è stato un lavoro piuttosto facile. E’ impossibile pensare che il corpo di polizia postale controlli tutto. E sicuramente neanche vogliamo essere osservati dal braccio armato della legge.
  • Se il troll è chi offende e minaccia su internet, chi era il troll in questa storia? Io penso di aver trollato abbondantemente il signor K in quei giorni, con ogni sorta di meme mi venisse in mente. Il tutto nasce da una bufala postata da Ermes Maiolica, definito troll sui media nazionali. Il signor K minacciava e insultava chiunque utilizzando l’aggressività già da prima che gli mettessimo i bastoni tra le ruote. Quando parlate di troll state dicendo tutto e niente. Io lo faccio per il lol, mi sento un giullare, e reputo gli altri due un disinformatore e un cyberbullo. Sono un troll, così mi chiamano. Lo è Maiolica, così lo chiamano. Non lo è il signor K, che come tutti i bulli avrà la sua triste storia alle spalle. Ma il fatto che minacci, insulti e cerchi di truffare gli altri utenti non fa di lui un troll. Non ha proprio mai trollato nessuno.
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Contro gli Inquisitori.

Pochi giorni fa ho scritto un articolo riguardante un tale “Cacciatore di troll” e della definizione di troll che abbiamo in Italia, elencandone tutti i più strani usi che ne vengono fatti.

Come al solito ho pubblicizzato l’articolo sul mio profilo Twitter, con questo post

twitter primo post

Niente di diverso da quello che ho fatto per tutti i post precedenti: tag dei partecipanti + link al post, senza troppe parole.

Tutti, tranne Cacciatore, hanno retwittato. Quest’ultimo ha invece oscurato il suo profilo Twitter, creando un profilo falso ( @ferfou888) in cui insultava me e gli altri utenti taggati. Purtroppo mi sono perso la querelle, poiché ha subito cancellato/oscurato anche questo profilo, portandosi nell’oscurità i suoi tweet. Vedete che succedere ad abbandonare internet per un’oretta?!

Twitter @ferfou888

Ma, del resto, che io avessi scritto solo “cazzate – senza argomentare o spiegare il perché – il nostro cacciatore lo aveva spiegato simpaticamente nei commenti al post qui, su WordPress:
twitter commento su wordpress

Tra l’altro molto carino il gioco che se si clicca sul nome “dimmelotu” si finisce sul sito del PD.
L’insinuazione è così originale e lungimirante che da tempo, aprendo la homepage di questo blog, appare nella barra del browser questa scritta:

chi paga tranelli

Procediamo comunque per passi. Su Twitter il buon Cacciatore ha un tweet fissato in alto, che recita così:

Twitter cacciatore di troll

Ok, siamo costruttivi, e non distruttivi. Non lasciamoci “acceccare” dall’odio.

Forse il tweet è un mantra personale che il Cacciatore ama ripetersi, sperando di non cadere un’altra volta Preda di se stesso.

Io, a parte l’ira, non saprei spiegare bene certe esternazioni non argomentate.

twitter minacce cacciatore

Non ho neanche capito perché abbia usato il plurale quando non ho mai nascosto la mia identità né ho mai scritto da alcuna parte che questo blog fosse comunitario. Spero sempre nella maiestatis.
Quando finalmente la finisce di oscurare e rimettere online l’account ad intermittenza, allora inizio a stimolarlo – se non lo facessi non sarei Tranelli.
Twitto (scusate se è scritto male, mi manca il linguaggio tecnico) nuovamente il link al blog, taggando questa volta le persone più “famose” che avevo indicato come i principali obiettivi del Cacciatore, che va su tutte le furie, iniziando una serie di illazioni che non trovano alcun riscontro nella vita reale.

twitter cacciatore a beh!

Vi direi anche di quanto fossi contento che sia intervenuto un personaggio che mi ha sempre divertito tantissimo come Johnny Palomba, ma questo farebbe di me un piddino pagato per screditare i salvatori del m5s come il Cacciatore.

Ma non finisce qui. Il Cacciatore di Troll, rivelatosi finalmente come l’unico troll presente nella discussione, è seriamente in preda ai suoi deliri.

twitter guardate chi retuitta

Ovviamente il fatto che il mio Tweet fosse stato retwittato da queste persone era la prova della mia collusione con una certa area politica. Vaglielo a spiegare che prima che il Cacciatore fosse la mia “vetrina” avevo la metà dei follower e nessun tipo di rapporto con questi profili!

twitter troll io o troll tu

Proviamo con la definizione classica di troll, ma niente. Continua a dare risposte piccate e volgari, ma il post che avevo scritto non era nient’altro che un resoconto della attività pubbliche del Cacciatore, a cui siamo giunti attraverso Google Alert e non attraverso conoscenze politiche o trasmissioni televisive.

twitter cacciatore smerdato

Dopo questa non ha più risposto, ha continuato a insultare Johnny Palomba con foto di dubbio gusto e tweet anche molto divertenti sul fatto che utilizzi delle “mutande sgommate di merda” per coprirsi la faccia…

Comunque, partendo dal presupposto che Cacciatore di Troll tiene nel suo profilo un tweet fissato in alto in cui chiede agli altri di non farsi accecare dall’odio, poi a chi prova solamente a chiedergli di argomentare poche sue posizioni, ovvero la sua definizione di troll e perché si comporta in questo modo con chi la pensa diversamente da lui, sa solamente insultare, senza riuscire mai ad argomentare nulla, fornendo solo insulti ed insinuazioni di un eventuale pagamento da parte di ambienti politici… ecco, probabilmente, lui è il troll.

E vorrei quasi sperare che il Cacciatore sia veramente pagato dal Partito Democratico per screditare il m5s piuttosto che pensare che il Movimento 5 stelle approvi queste politiche di diffamazione ed insulto.

Morale della favola:
State attenti a chi vi chiede di segnalare determinate persone sui social network. 

Con la segnalazione si può limitare la libertà altrui, per cui fate attenzione a questi inquisitori che puntano il dito, perché probabilmente la prima cosa che andrebbe censurata da una rete libera e indipendente sono proprio questi Torquemada2.0 che ci puntano il dito contro.

Soprattutto perché nella rete, come nella vita, si è in pochi a pensare autonomamente, mentre la gran parte della massa segue i dettami di questi capipopolo da due soldi.
Se non volete la vostra libertà di espressione censurata – almeno dai vostri pari – lottate sempre contro soggetti di questo genere.A prescindere dall’orientamento politico, la religione, il colore della pelle, la provenienza.
Tanto è tutto falso.

E sapere chi c’è dietro un nick è molto meno facile di come vogliono far credere i persecutori, e le possibilità di aver sbagliato ipotesi sono infinite.

L’importanza di chiamarsi Ernesto, Tranelli, Asterisco Correttivo o chi per loro.

Poco tempo fa avevo scritto dell’assurdo cambiamento delle segnalazioni per cui si poteva segnalare un contenuto che riteniamo sciocco e tenta di essere divertente in modo eccessivo.
Non era l’unica funzione di segnalazione ad essere stata cambiata, e per Tranelli se ne iniziano a vedere gli effetti.
Dopo quasi due anni sulla cresta dell’onda (e un solo ban definitivo) il profilo “Tranelli Harlock” è stato obbligato a cambiare nome perché quello non era un nome reale – pena l’impossibilità di utilizzare il social network –  diventando quindi Carlo Tranelli.
Tranelli era un profilo che aveva abbandonato ogni tipo di attività pubblica per questioni affettive e la scarsa voglia di un ennesimo ban. Purtroppo ieri, leggendo certi commenti al Corriere della Sera, è stato impossibile farlo tacere.

Corriere della Sera Giovanni Gallo

Ora il commento di questo Giovanni Gallo è oscurato solamente per Tranelli, dagli altri profili posso vederlo tranquillamente. Quindi so da dove proviene la segnalazione. (Qualora voleste, potete leggervi tutti i commenti direttamente dal vostro Facebook cliccando sul link).
Si torna al solito discorso: puoi confrontarti con una marmaglia di persone che fanno discorsi sconclusionati e mortificanti in cui dicono che i quotidiani nazionali non devono parlare di intoppi legislativi legati al vecchio regime  (come non fosse già assurdo che ce ne siano ancora di sopravvissuti) – nonostante l’articolo spieghi di come questo crei problemi di lavoro per molti ingegneri, in un momento in cui il lavoro è difficile da trovare per tutti – e averne la peggio perché loro sono in tanti e non avendo più argomentazioni, finiti gli insulti, passano alla segnalazione. E’ vero che inizialmente Tranelli prendeva semplicemente in giro Gallo, con immagini volutamente provocatorie come questa riportata qui sotto, ma è anche vero che è difficile sopportare che certa gente insinui che gli altri sono stupidi traendo conclusioni completamente sballate. L’articolo non voleva dire che quella legge fosse il problema dell’Italia, nessuno nei commenti lo stava dicendo, e quello del signor Gallo altro non era che vittimismo aggressivo.
Gallo 2

(la discussione continua per decine di commenti simili da parte di Gallo & friends, mentre le prese in giro vengono messe da parte e si passa a risposte più serie).
Il caro Gallo sfrutta l’onda del fascismo online che tanto va di moda in Italia, e prende una trentina di like a commento, che probabilmente sono anche gli stessi utenti che hanno segnalato Tranelli.
La querelle finisce che Tranelli Harlock non può più esistere mentre queste persone continueranno a fare propaganda antidemocratica liberamente.
E in fondo non c’è nulla di più antidemocratico che chiedere ad una persona di non utilizzare il nome che si è scelto.

E questo discorso non riguarda tanto me, che ho diversi profili utilizzati in maniera provocatoria e per forza di cose incappo in tutto ciò, penso a tutti gli altri amici di Facebook che non vogliono cedere un pezzo della loro individualità e della loro privacy ad un social network – e possono avere milioni di motivi per farlo – e che allo stesso tempo vogliono continuare a utilizzarlo positivamente come tutti gli utenti che hanno nome e cognome.
“Facebook è una comunità di persone reali”, viene detto a chi è stato segnalato per non utilizzare il proprio nome.
Se dovessi scegliere dieci utenti che spiegano al prossimo perché i loro commenti sono beceri e inaccettabili, probabilmente più della metà risulterebbe non essere iscritta con i loro reali dati.

Essendo Facebook “una comunità fatta di persone reali”, ancora meno poteva durare un profilo come Asterisco Correttivo, divertentissimo da usare ma allo stesso tempo esposto alle segnalazioni di tutti quegli italiani che “non sono io che sono un analfabeta illetterato, è colpa dell’iphone!“.

Ad Asterisco Correttivo è stato chiesto un documento d’identità, pena la rimozione dal social network.

account bloccato

Pur possedendone uno, voi dareste il vostro documento di identità a Facebook? 

Essendo tanto prevedibile il ban di Asterisco ho fatto screenshot di tutto, ve ne lascio un paio sperando vi possiate fare due risate prima delle conclusioni.

Costantino Perrucci Corriere della sera

Dispiace che il signor Costantino si roda a tal punto, ma io perchè non dovrei trollare uno che parla in questo modo di persone portatrici di handicap pubblicamente?

Franz Lombardi il Messaggero

Lui sinceramente non ho capito bene cosa intendesse.
Chi è interessato ad altri episodi di Asterisco, basta chiedere. Ora cerchiamo di arrivare ad una conclusione.

Si può accettare la buona intenzione che Facebook sia una comunità di persone reali e che si cerchi di arginare profili che non rispecchino una reale persona, ma questo non vuol dire la sua vera identità. Se non voglio essere trovato dal mio prozio in Nicaragua devo essere libero di utilizzare un nickname e non il nome per esteso. Tranelli non rispecchiava una persona reale? Pur tralasciando il presupposto che i miei amici mi chiamano così, ed in quel nome io mi riconosco, basta dire che nell’immagine del profilo, così come in quella di copertina, che sono pubbliche, si può trovare l’indirizzo di questo blog, in cui c’è scritto chi sono, c’è la mia tesi di laurea in cui c’è scritto nome e cognome, dove ho studiato, quali altri profili sono miei e molto altro. Non c’era nessuna identità nascosta o velata, semplicemente il desiderio di avere un profilo dove non tutti potessero trovarmi.

Per quel che riguarda la chiusura di Asterisco Correttivo e la relativa richiesta di documenti: può anche starmi bene. Ma non sono persone reali neanche tante aziende, pub, agenzie di viaggi, associazioni culturali che hanno il proprio profilo privato e non solamente una pagina pubblica. Le chiudiamo tutte? o loro hanno i documenti? 
Incredibilmente se cerchiamo “Facebook” su Facebook e selezioniamo solo “persone”, escono fuori profili (ovviamente non ufficiali) di Facebook.

Che fate, chiudete?

L’inutilità del ban delle pagine Facebook come strumento definitivo (o di come a questo giro mi ritrovo la Polizia sull’uscio di casa)

Il ban è quello strumento utilizzato dagli amministratori di un ambiente virtuale per vietare l’accesso o l’interazione con gli altri membri ad un determinato utente tramite il suo username, IP o indirizzo email.
In questo post in realtà facciamo riferimento alla funzione “Blocca” utilizzata dagli amministratori delle pagine Facebook, quindi non un vero e proprio ban, ma così viene correntemente chiamato nel linguaggio social.
Il blocco di un utente da una pagina permette ad un amministratore di eliminare il troll o disturbatore di turno con un facile click.
E’ sicuramente una di quelle funzioni che aiuta a tenere le redini della discussione, ma che allo stesso tempo permette di stroncare le discussioni sul nascere.
Se l’amministratore gestisce con dedizione la pagina questo strumento può essere spietato e ingannevole.
Durante la vostra esperienza social vi sarete ritrovati sicuramente a leggere link, post, commenti a foto in cui ritenete esserci solamente un mucchio di inesattezze e nessuna voce contraria. Una specie di pulizia dispotica dell’opinione pubblica.
E’ una di quelle cose che non mi è mai andata a genio.
Ho iniziato ad approfondire i miei studi sui social network un giorno in cui stavo discutendo riguardo ai cosiddetti taggaroli su Roma fa schifo, e avendo posizioni diametralmente opposte a quelle degli admin mi è stato impedito di continuare a discuterne.
Ma non stavo insultando nessuno.
Non stavo prendendo in giro nessuno.
Perché non posso parlare? perché dovrei rimanere tranquillo pensando che un determinato gruppo di persone elimina le voci fuori dal coro e continua a darsi ragione a vicenda?
Nacque così il secondo profilo, dapprima con nome e cognome invertiti rispetto al precedente poi storpiati in Tranelli Harlock per convenienza.
Creandomi un secondo account con lo stesso nome volevo far capire che ero sempre io, che non bastava un ban (o blocco) a farmi stare zitto, perché in 15 anni di internet so bene cosa non si deve fare, e in quel momento non avevo violato nessuna regola.
Quindi il blocco può diventare una funzione dispotica e censoria che, almeno secondo la mia esperienza, ha sempre scatenato un certo impulso incontrollato al trolling.
Trolling che, in questo caso, non ha veramente nulla a che fare con quella mostruosità virtuale che i giornali dipingono quotidianamente.

Veniamo ai fatti. Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in un link che mi ha fatto saltare la mosca al naso pubblicato dalla pagina Andare a mignotte con Sandro Mazzola (pagina che raccoglie intorno ai 10.000 membri), riguardo al compleanno del giornalista Sky Federico Buffa:

original post

A prescindere dal parere personale riguardo uno dei giornalisti più apprezzati dal giovane pubblico, ho commentato col mio profilo “ufficiale”  dicendo con sottile sarcasmo che probabilmente prima di arrivare ad alcune affermazioni converrebbe andarci cauti visto che – fortunatamente – ci sono nella storia del giornalismo paragoni abbastanza importanti con cui il buon Buffa se la deve vedere.
Senza ricevere alcuna risposta dagli amministratori sono stato bannato con conseguente cancellazione del commento.
Come dicevo poco fa, sono questi i momenti in cui mi sento la libertà d’espressione strozzata in gola. Bannami, ok, ma almeno rispondi, scrivi qualcosa, argomenta la tua posizione, insultami se lo ritieni necessario.
Quando non riesco ad instaurare una discussione arriva sempre il momento di giocare la carta Tranelli e metterla sul loro piano.
Meme contro Meme questo è quello che ha postato Tranelli:

Indro-montanelli2Ban anche per Tranelli e cancellazione dei commenti.
Ho pensato che, tornando ancora una volta, e utilizzando Marika – una bella ragazza che commenta una pagina di calcio – sarebbero stati un po’ più sensibili, anche se al meme seguiva solamente una didascalia #freeTranelli. Il post di Marika era una specie di fotoromanzo con protagonisti Enzo Biagi e Michele Sindona:

Sindona Biagi

Ban. Ban. Ban.

Ok…. visto che si parla di calcio proviamo con il quarto profilo, Lucio.
Lucio ha solo due argomenti: il Duce o il calcio, le due cose si sposano tanto bene (soprattutto perchè gli amministratori di quella pagina definiscono Tavecchio uno che ha detto quello che tutti pensano ma nessuno dice. No, cari miei, io non li chiamo mangiabanane, nemmeno quelli che dopo vanno a giocare alla Lazio. Ma purtroppo di questo post me ne sono accorto solo molto tempo dopo).
Lucio ha linkato un articolo di Dino Buzzati sul Vajont, un articolo che potrebbe somigliare alle storie raccontate da Buffa. Un articolo che inizia con la disperazione del giornalista per la sua terra, con una frase molto enfatica (alla Buffa, per l’appunto), che mi ha sempre colpito molto: “un po’ come se a uno muore un fratello e gli dicono che a farne il necrologio deve essere proprio lui

Ban. Ban. Ban. Ban.

Mi restava a quel punto un solo colpo in canna,Manlio Luttazzo Fegit, critico d’arte. Un profilo praticamente mai utilizzato, mai veramente coltivato, quindi – io pensavo – ben poco credibile. Fortunatamente l’esca è andata a buon fine, probabilmente perché stanco di sentirsi “sotto attacco” da mezz’ora senza soluzione di continuità ha deciso di rispondere. Perché anche fare pulizia ritrovandosi sporco dopo un minuto alla lunga stanca.
Il commento degli admin (purtroppo la mania delle pulizie in stile Vetrix de Il mio grosso grasso matrimonio greco li ha spinti a cancellare tutto, anche i propri commenti) diceva fondamentalmente che Buffa è il loro idolo, un genio, e che se loro scrivono il migliore di sempre è anche perché hanno delle esigenze del pubblico da soddisfare, mentre se parlassero di Buzzati non li seguirebbe nessuno.
Se il muro contro muro non funziona, proviamo ad accarezzarli.
Manlio dice di conoscere bene Buffa, che è una persona molto umile e sarebbe in imbarazzo a sentirsi dire una cosa del genere. Cerca poi di dare agli amministratori qualche consiglio, ma visto il muro incrollabile costruito da admin che si dicono fieri di utilizzare in ban in maniera nazista, abbandono la pagina e apro gmail.
Creo un’email fake di Buffa (ehi Fede, non volevo rubarti l’identità, è stata una burla di un’ora… non querelarmi, ma se dovessi farlo ti prego di farne un caso mediatico!)

Inizio uno scambio di mail tra Manlio e il finto Buffa, ovvero tra me e me.
Ogni mail ha un testo completo e credibile, come fosse un vero dibattito tra due amici che non si sentono da tempo. Poi, dopo qualche email, mando questo screenshot agli amministratori

screen agli admin CLICK SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

Gli admin ringraziano Manlio

andare a mignotte con sandro mazzola

 

 

Dopo poco tempo inviano una mail al finto Buffa facendogli i complimenti. Gli rispondo qualche ora dopo dandogli qualche consiglio, e loro rispondono entusiasti, pur mettendo sempre e comunque le condivisioni del proprio pubblico come metro di paragone.

andare a mignotte con sandro mazzola3 CLICK  SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

 

A questo punto ho mollato, perchè continuare a fingermi Buffa non è tra i miei interessi, nè mi interessa realmente quello che pubblicano o fanno gli admin di Andare a mignotte con Sandro Mazzola.

Ma pensate un attimo al potenziale di tutto questo. Avrei potuto utilizzare il finto Buffa per instaurare una amicizia virtuale coi ragazzi. Avrei potuto invitarli a trovare il loro idolo chissà dove in Italia durante il periodo estivo. Avrei potuto fargli cambiare cose all’interno della loro pagina grazie ai consigli di un professionista. Avrei potuto imbambolarli per bene, con un po’ di applicazione. Probabilmente sarei riuscito a fargli modificare il post, o eliminarlo, o chissà cosa.

L’email del finto Federico Buffa è stata cancellata per evitare ogni tipo di fraintendimento:
account cancellato

 

A cosa serve un ban quindi?
Uno strumento di deterrenza, molto efficace con gli immigrati digitali che mai penserebbero (o riuscirebbero facilmente) a tornare e ritornare creando account diversi su piattaforme diverse.
Ma uno strumento aggirabile facilmente da chi è fruitore di internet da tempo.
Ritornare sullo stesso post con 5 account diversi, creare una finta email, costruire uno scambio di email, mi ha impiegato circa un’ora di tempo.
C’è stato poi del tempo lasciato passare solamente perché una risposta immediata da parte di Buffa sarebbe stata sospetta.
Invece è risultata credibile nonostante Manlio sia una evidente storpiatura parodistica del critico del Corriere della Sera, Mario Luzzatto Fegiz.
Nonostante l’indirizzo f.buffasky@gmail.com potesse sembrare più che sospetto ad occhi esperti, ancora siamo di fronte ad una massa ingenua ed impreparata a comprendere determinati segnali, facile preda per qualsiasi tipo di raggiro.

Nel mondo dell’immagine costruita ad arte tutto può essere falsificabile, ed in pochissimo tempo.
Internet è una trappola.
Un grande tranello. Cercate di non cadere nel pregiudizio dei molti scettici che pensano “ti pare che si mettono a fare tutto questo solamente per…”.
State attenti, soprattutto quando volete dare al parere della rete una possibilità decisionale che influisce sulle vite dei cittadini o un semplice peso nel bilancio dell’opinione pubblica. Internet è un mezzo meraviglioso per esprimersi, ma le espressioni dell’essere umano non sono sempre indirizzate verso l’armonia sistemica.
In una sola mattina sono stato 6 persone diverse.
Quattro “amichetti”, un giornalista sconosciuto ed uno famoso.
Un troll, un ultras, una ragazza, Manlio, me stesso, Federico Buffa.

Quanto vale uno, su internet?

 

 

UPDATE: Dopo che Manlio ha linkato questo post agli admin di Andare a Mignotte con Sandro Mazzola è stato bannato anche lui dalla pagina.
🙂