Dalla massificazione della società alla massificazione di Internet, perché rischiamo di ripetere errori già commessi un secolo fa.

La massificazione di internet in Italia, in particolar modo dei social network, è un processo iniziato da almeno cinque anni e che sembra inarrestabile.
Con l’ingresso in politica di Grillo nel 2009, chiunque utilizzasse già i social ha potuto notare un notevole innalzamento dell’età media degli utenti. Iniziarono ad iscriversi i genitori, poi gli zii, in qualche caso anche i nonni.
Fasce d’età che gli utenti, fino a quel momento, non erano abituati a frequentare virtualmente.
La massificazione di un popolo non abituato ad un determinato contesto sociale non è cosa nuova nella storia del mondo.
Quando alla fine del 1800 la Belle Époque  si avviava verso la sua conclusione per far spazio alla società di massa, Gabriel Tarde scriveva che “questa trasformazione di tutti i gruppi in pubblici si spiega con il bisogno crescente di socievolezza, che rende necessaria la comunicazione regolare tra gli associati attraverso una corrente continua di informazioni e di stimoli comuni. E’ dunque inevitabile. Quello che importa è studiare le conseguenze che ha o che avrà, verosimilmente, sui destini dei gruppi così trasformati, vale a dire sulla loro durata, solidità, potenza, sulle loro lotte o alleanze.

Oggi non c’è maggiore socievolezza che nei social network, dove le inibizioni della vita reale vengono meno ed è molto più facile “rompere il ghiaccio”, e non possiamo trovare comunicazione più regolare di quella costante e quotidiana offerta dai social network.

Le  conseguenze che quelle spinte ebbero sui gruppi all’epoca non sono di poco conto. Nonostante il massacro della Grande Guerra, la vera massificazione avvenne in seguito, negli anni ’20. Così incontrollata e prepotente che le masse di persone, legate tra loro oggi per un motivo e domani per un altro, compievano atti singolari in risposta ad eventi abituali come la morte. Si pensi per esempio al numero di suicidi alla notizia della morte di Rodolfo Valentino e alla follie commesse dalla folla durante i funerali dello stesso. Milioni di persone scendevano in piazza per acclamare i propri eroi, che fossero aviatori che oltrepassavano gli oceani o divi del cinema.
Quando poi le condizioni economiche peggiorarono, quando le condizioni di politica internazionale si fecero più complicate, quell’energia popolare si incanalò verso la rabbia che, sapientemente sfruttata, fu trasformata in regimi autoritari o totalitari che tutti conosciamo in Russia, poi in Italia, in Spagna, in Germania. Ovvero in quei paesi dove la politica non riusciva a dare risposte efficaci e soddisfacenti al popolo. Lenin non si è inventato il socialismo, Mussolini non ha fondato il fascismo dal nulla, così come Hitler ha dovuto semplicemente utilizzare i sentimenti della massa per dare il via al nazionalsocialismo.

Ad oggi, sui social network, si sta creando quel fervore popolare che ancora nessuno è riuscito a sfruttare ma che esiste, seppur in fase di incubazione, pronto ad esplodere. E non studiarne le possibili conseguenze non sarebbe altro che ripetere un errore di cui Tarde ci avvisò 113 anni fa.

E, in fondo, non vi è grande differenza tra la succitata follia al funerale di Rodolfo Valentino e il gruppo di animalisti che – dopo aver invaso l’internet italiano – di venerdì pomeriggio decide di bloccare via Cristoforo Colombo, a Roma (chi è stato a Roma può capire cosa voglia dire il venerdì pomeriggio per il traffico della capitale), per protestare contro la morte accidentale di un’orsa. Con la differenza che ad oggi gran parte della gente limita le proprie proteste al solo mondo virtuale. Quella folla che un tempo riempiva le piazze per il solo atterraggio di Charles Lindbergh dopo aver trasvolato l’Atlantico in solitaria oggi riempie di giubilo le piazze virtuali per il ritorno di Massimiliano Latorre dall’India.

Non si saprà, non si immaginerà mai fino a che punto il giornale abbia trasformato, arricchito ed insieme livellato, unificato nello spazio e diversificato nel tempo le conversazioni degli individui, anche di quelli che non leggono i giornali ma che, discorrendo con altri che li leggono, sono costretti a ricalcare pensieri non propri. Basta una penna per mettere in moto milioni di lingue.”

Se l’informazione “ufficiale” (di regime, direbbe il popolo della rete) è in mano a pochi, al contempo tutti possono creare un sito d’informazione autonoma/indipendente, o una pagina Facebook, o un account Twitter con questo scopo. Oggi, con modalità user-friendly e a costo zero, chiunque può decidere di far diventare una propria idea il baluardo di un gruppo di persone, che la ripetono regolarmente, che non si parlano più di altro, che si auto-convincono di concetti senza nessun fondamento.
Ad oggi abbiamo più facilità a ricevere like parlando di uomini-rettili e metodi di cura alternativa piuttosto che di politica e riforme nella loro accezione reale.

Beppe grillo Letta Rettiliano

E l’uguaglianza politico=rettile vale più o meno per tutti i membri della casta.

Boldrini rettiliana

Il fatto che entrambe le foto siano prese dalla pagina di Grillo è completamente casuale come vedremo nel prossimo post riguardo i rettiliani della casata reale inglese.
La pagina di Grillo ha solamente la colpa di essere un’alcova di populismo dell’internet, in cui Rettiliani e NWO altro non sono che la nuova versione dei Savi di Sion.

La differenza tra la continua e infamante campagna contro la cosiddetta “stampa di regime” che, per quanto scadente possa essere il livello in Italia cerca quantomeno di tenersi dentro dei canoni giornalistici, e i divieti d’acquisto dei giornali successivi alla notte dei cristalli del 1938 sta solamente nel fatto che nessuno è ancora riuscito a incanalare la rabbia del cittadino verso i propri scopi.

Ci ha provato Grillo, ma il “popolo della rete” ha dimostrato più volte di non essere affascinato da qualcuno che tenta di cambiare il sistema dall’interno.

Del resto, che i regimi degli anni ’20/’30 nacquero su delle forti basi popolari, su una politica lasciva e menefreghista, non è una novità. Che ad oggi la scena politica continui a guardare di buon occhio questa distrazione di massa su temi senza fondamenti logici e reali non sembra essere più un segreto. Mentre la massa rifiuta il sostegno alle guerre “reali”, ne invoca altre di sua invenzione fantapolitica, come quella all’India nell’ormai inarrestabile fermento relativo ai Marò o “ai potenti che ci avvelenano ogni giorno con le scie chimiche”.

I giornali, soprattutto nelle loro edizioni online, specialmente nelle loro anteprime sui social, non sembrano interessati a far cambiare il modo di pensare e di riflettere ai lettori, ma anzi sfruttano questi movimenti popolari in una continua escalation di click bait che portano un quotidiano ad essere molto più simile ad una macchinetta per il video-poker piuttosto che un mezzo di informazione.

Pensate a Il Messaggero che per giorni ha continuato a linkare sui social la notizia di un giovane ucciso a Villa De Sanctis, anche quando era stato appurato che il ragazzo avesse 52 anni a poche ore dall’omicidio.

il messaggero omicidio gordiani

I rischi, in una situazione del genere, sono altissimi.
Lasciamo stare per un attimo l’allarmismo politico, che ce ne è già molto in giro.
I risvolti sociali di un popolo che rifiuta la cultura, la medicina e l’informazione “ufficiale”, e qualsiasi altro ambito si poggi su di un fondamento scientifico, possono portare conseguenze devastanti soprattutto per quelle generazioni di nascituri che non avranno possibilità di scelta e per quei giovani che oggi hanno come modello una folla di immigrati digitali che hanno smesso di ragionare sulle cose, e che danno più peso alle alternative trovate su internet piuttosto che a decenni di studi di cervelli pensanti sommati ad esperimenti empirici.

Il genio è un re che ha creato il suo popolo“, diceva sempre Tarde. Il popolo è pronto, è unito (seppur su temi che alla politica ufficiale non interessano, poiché spesso nemmeno esistono), è già stato formato dalla rete. Ma per fortuna all’orizzonte non si vedono né re, né tanto meno geni.
Per ora.

Annunci

L’importanza di chiamarsi Ernesto, Tranelli, Asterisco Correttivo o chi per loro.

Poco tempo fa avevo scritto dell’assurdo cambiamento delle segnalazioni per cui si poteva segnalare un contenuto che riteniamo sciocco e tenta di essere divertente in modo eccessivo.
Non era l’unica funzione di segnalazione ad essere stata cambiata, e per Tranelli se ne iniziano a vedere gli effetti.
Dopo quasi due anni sulla cresta dell’onda (e un solo ban definitivo) il profilo “Tranelli Harlock” è stato obbligato a cambiare nome perché quello non era un nome reale – pena l’impossibilità di utilizzare il social network –  diventando quindi Carlo Tranelli.
Tranelli era un profilo che aveva abbandonato ogni tipo di attività pubblica per questioni affettive e la scarsa voglia di un ennesimo ban. Purtroppo ieri, leggendo certi commenti al Corriere della Sera, è stato impossibile farlo tacere.

Corriere della Sera Giovanni Gallo

Ora il commento di questo Giovanni Gallo è oscurato solamente per Tranelli, dagli altri profili posso vederlo tranquillamente. Quindi so da dove proviene la segnalazione. (Qualora voleste, potete leggervi tutti i commenti direttamente dal vostro Facebook cliccando sul link).
Si torna al solito discorso: puoi confrontarti con una marmaglia di persone che fanno discorsi sconclusionati e mortificanti in cui dicono che i quotidiani nazionali non devono parlare di intoppi legislativi legati al vecchio regime  (come non fosse già assurdo che ce ne siano ancora di sopravvissuti) – nonostante l’articolo spieghi di come questo crei problemi di lavoro per molti ingegneri, in un momento in cui il lavoro è difficile da trovare per tutti – e averne la peggio perché loro sono in tanti e non avendo più argomentazioni, finiti gli insulti, passano alla segnalazione. E’ vero che inizialmente Tranelli prendeva semplicemente in giro Gallo, con immagini volutamente provocatorie come questa riportata qui sotto, ma è anche vero che è difficile sopportare che certa gente insinui che gli altri sono stupidi traendo conclusioni completamente sballate. L’articolo non voleva dire che quella legge fosse il problema dell’Italia, nessuno nei commenti lo stava dicendo, e quello del signor Gallo altro non era che vittimismo aggressivo.
Gallo 2

(la discussione continua per decine di commenti simili da parte di Gallo & friends, mentre le prese in giro vengono messe da parte e si passa a risposte più serie).
Il caro Gallo sfrutta l’onda del fascismo online che tanto va di moda in Italia, e prende una trentina di like a commento, che probabilmente sono anche gli stessi utenti che hanno segnalato Tranelli.
La querelle finisce che Tranelli Harlock non può più esistere mentre queste persone continueranno a fare propaganda antidemocratica liberamente.
E in fondo non c’è nulla di più antidemocratico che chiedere ad una persona di non utilizzare il nome che si è scelto.

E questo discorso non riguarda tanto me, che ho diversi profili utilizzati in maniera provocatoria e per forza di cose incappo in tutto ciò, penso a tutti gli altri amici di Facebook che non vogliono cedere un pezzo della loro individualità e della loro privacy ad un social network – e possono avere milioni di motivi per farlo – e che allo stesso tempo vogliono continuare a utilizzarlo positivamente come tutti gli utenti che hanno nome e cognome.
“Facebook è una comunità di persone reali”, viene detto a chi è stato segnalato per non utilizzare il proprio nome.
Se dovessi scegliere dieci utenti che spiegano al prossimo perché i loro commenti sono beceri e inaccettabili, probabilmente più della metà risulterebbe non essere iscritta con i loro reali dati.

Essendo Facebook “una comunità fatta di persone reali”, ancora meno poteva durare un profilo come Asterisco Correttivo, divertentissimo da usare ma allo stesso tempo esposto alle segnalazioni di tutti quegli italiani che “non sono io che sono un analfabeta illetterato, è colpa dell’iphone!“.

Ad Asterisco Correttivo è stato chiesto un documento d’identità, pena la rimozione dal social network.

account bloccato

Pur possedendone uno, voi dareste il vostro documento di identità a Facebook? 

Essendo tanto prevedibile il ban di Asterisco ho fatto screenshot di tutto, ve ne lascio un paio sperando vi possiate fare due risate prima delle conclusioni.

Costantino Perrucci Corriere della sera

Dispiace che il signor Costantino si roda a tal punto, ma io perchè non dovrei trollare uno che parla in questo modo di persone portatrici di handicap pubblicamente?

Franz Lombardi il Messaggero

Lui sinceramente non ho capito bene cosa intendesse.
Chi è interessato ad altri episodi di Asterisco, basta chiedere. Ora cerchiamo di arrivare ad una conclusione.

Si può accettare la buona intenzione che Facebook sia una comunità di persone reali e che si cerchi di arginare profili che non rispecchino una reale persona, ma questo non vuol dire la sua vera identità. Se non voglio essere trovato dal mio prozio in Nicaragua devo essere libero di utilizzare un nickname e non il nome per esteso. Tranelli non rispecchiava una persona reale? Pur tralasciando il presupposto che i miei amici mi chiamano così, ed in quel nome io mi riconosco, basta dire che nell’immagine del profilo, così come in quella di copertina, che sono pubbliche, si può trovare l’indirizzo di questo blog, in cui c’è scritto chi sono, c’è la mia tesi di laurea in cui c’è scritto nome e cognome, dove ho studiato, quali altri profili sono miei e molto altro. Non c’era nessuna identità nascosta o velata, semplicemente il desiderio di avere un profilo dove non tutti potessero trovarmi.

Per quel che riguarda la chiusura di Asterisco Correttivo e la relativa richiesta di documenti: può anche starmi bene. Ma non sono persone reali neanche tante aziende, pub, agenzie di viaggi, associazioni culturali che hanno il proprio profilo privato e non solamente una pagina pubblica. Le chiudiamo tutte? o loro hanno i documenti? 
Incredibilmente se cerchiamo “Facebook” su Facebook e selezioniamo solo “persone”, escono fuori profili (ovviamente non ufficiali) di Facebook.

Che fate, chiudete?