Perché Facebook continua a cadere nei ban sbagliati?

Roma fa schifo è una delle pagine più chiacchierate del panorama social romano.
Nata come pagina di denuncia del degrado sociale è diventata in poco tempo fulcro di un vero e proprio network di blog e associazioni attive sul territorio.
Negli ultimi due anni ho avuto più di una discussione con gli amministratori della pagina e ho preso un ban (poi revocato in un processo di pulizia degli utenti – con annessa riabilitazione di alcuni – che dimostra una maturità che spesso è difficile riscontrare in pagine di respiro nazionale).
Per quanto si possa non essere d’accordo con parte delle esternazioni di Rfs o delle posizioni da loro prese su alcuni temi sociali, bisogna riconoscergli un grande merito: quello di sollevare quotidianamente delle questioni sulle problematiche della capitale. 
Questioni che sembrano non interessare più ai sindaci di Roma.
E per quanto io di rado mi trovi d’accordo sulle soluzioni da loro proposte, sono veramente contento che ci sia qualcuno così attento riguardo la vita della città, qualcuno che non fa della posizione politica un fortino chiuso in cui si rivolge solo e soltanto ai suoi membri, ma anzi cerca di uscire e portare le tematiche sotto gli occhi di tutti i cittadini.

Che poi la discussione politica e sociale tra romani su Facebook si risolva sempre in un lungo elenco di insulti pro-questo e anti-quello è un altro paio di maniche, manca l’educazione al dialogo nella vita reale, figuriamoci nel virtuale. 

Detto ciò, qualche giorno fa, Roma fa schifo è stata bannata per aver deprecato uno striscione omofobo apparso allo stadio Olimpico, senza per altro fare alcun nome di tifoserie o squadre di appartenenza, ma anzi interrogandosi sulla possibilità di un fotomontaggio.

Marino Frocio

Si è inoltre scoperto successivamente che il suddetto striscione è stato esposto lo scorso anno, quindi niente a che vedere con l’ultima crociata del sindaco sulle unioni omosessuali.

Questo ha mandato su tutte le furie i tifosi della squadra coinvolta, che si sono organizzati per segnalare in massa e sono riusciti nel loro intento.
La foto che recava la scritta “Marino Frocio” è stata ritenuta offensiva e la pagina chiusa.

Non mi interessa parlare dei tifosi o dei diritti degli omosessuali, vorrei solo capire come sia possibile che un gruppo di persone prepotenti, per quanto numeroso, possa avere la meglio su una denuncia giusta. Una denuncia giusta perché a prescindere dal parere personale sulle unioni omosessuali, utilizzare un termine che disprezza una categoria per lanciare un messaggio politico è cosa deplorevole. 

L’argomento mi ha toccato particolarmente poiché è successo un episodio simile anche a Tranelli, che si è beccato 7 giorni di ban quando è andato a scrivere questo sulla bacheca di Adinolfi:

tranelli sentinella

Insomma, era ovvio che il commento avesse il solo scopo di ironizzare sull’argomento in una pagina dove per centinaia di commenti la gente si arrampicava sugli specchi per esprimere con belle parole il concetto sintetizzato da Tranelli: voglio dire “basta froci” quanto e quando voglio.

Ora, qui bisognava carpire l’ironia dietro al commento, ma il post di Roma Fa Schifo era molto più chiaro, essendo accompagnato da una descrizione che non poteva lasciare spazio ai dubbi, per quanto deciso e diretto – forse politicamente scorretto, ma nel pieno stile della dialettica scelta da Rfs ed utilizzata senza particolari cambiamenti negli anni.

rfs su marino froio

Dal mio punto di vista un gruppo di persone che, neanche specificatamente chiamato in causa, si scaglia contro chi denuncia una barbarie e vince la sua battaglia fa di Facebook un luogo dove regnano l’arroganza e la cafonaggine. La segnalazione di uno è una scelta morale, l’accordarsi per segnalare in massa – per motivi di cui ci si è auto convinti a causa della coda di paglia – è una prepotenza strategica. E’ la violenza politica del mondo virtuale.
Sarebbe bastato rispondere che lo striscione era dello scorso anno, scritto in goliardia e non in periodo di battaglia politica sulle unioni omosessuali e la questione sarebbe rientrata molto presto. Se volete rendervi conto del becero livello dei commenti di questi utenti potete leggere direttamente il thread qui.

Vi prego di non farne una questione di divisa. Perchè in questo caso si tratta di tifosi di una squadra di calcio, la prossima volta potrebbero essere i dipendenti comunali con poca voglia di lavorare, poi i tassisti e quella dopo ancora i dipendenti ATAC.

Qui tifosi e striscione sono paradigma e sintomo di una capitale che ha smesso di pensare in tutti gli ambiti al bene della comunità e si è incancrenita sui propri possessi, le proprie passioni, i propri diritti a dover essere sempre comodi, difesi e tutelati pur non avendo alcun merito per la crescita e lo sviluppo di una città che ha smesso di arrancare nel confronto con le capitali europee, lasciandosi andare definitivamente ad una condizione terzomondista.

Per una popolazione così poco abituata al dialogo come la nostra questo “potere della massa segnalatrice” è un fattore pericolosissimo, soprattutto per una comunità virtuale dove il troll (inteso come colui che insulta sul web) è l’utente più comune – in quanto cafone incapace di dialogo e ignorante sulla condizione delle città all’estero – mentre la minoranza che sa reggere un confronto a parole, magari prendendo in giro l’interlocutore ma utilizzando il cervello e la dialettica al posto degli insulti, sono proprio quegli utenti che un tempo in rete venivano chiamati troll a causa delle loro continue prese in giro.

Io, da bannato di Roma fa schifo, alcune volte anche da segnalatore di Roma fa schifo, tantissime volte anche da segnalato su (e forse da) Roma fa schifo, sono veramente contento che questa abbia riaperto i battenti. Allego prove.

romafaschifo lel

E’ da apprezzare il fatto che Facebook sia tornato sui suoi passi. Ben due volte, una quando hanno chiuso la pagina, e la seconda pochi giorni dopo, quando l’hanno riaperta. E stiamo parlando di segnalazioni di foto postate da rfs a febbraio, quindi probabilmente partite da un bot in automatico, ma che aiutano l’utente a seguire gli sviluppi della vicenda.

segnalazioni riviste rfs

La speranza è che Facebook inizi a considerare i contenuti delle segnalazioni prima del ban. Possiamo capire che a volte l’ironia, una trollata, non siano così limpide da essere capite al volo. Quando non c’è ironia, né sarcasmo, questi errori risultano veramente grossolani.

Mi è molto utile una pagina di cui non condivido le soluzioni ma che mi aiuta a riflettere sui problemi della mia comunità, problemi che la politica e il giornalismo locale tendono a nascondere come polvere sotto ad un tappeto. Probabilmente più utile di una pagina dove con gli altri utenti mi trovo sempre d’accordo e dove tutti mi danno ragione. Alle soluzioni che preferisco ci arrivo da solo, attraverso le mie riflessioni e i miei principi etici e morali.
Per favore, almeno su internet non lasciateci in preda ai gruppetti di violenti organizzati.

 

 

Aggiornamento: se è vero che le pagine italiane, come quelle americane, vengono moderate da un’azienda filippina – come spiega questo articolo di wired – in cui difficilmente i dipendenti parlano italiano, le segnalazioni di massa avranno sempre la meglio.
Tanto che alcuni basano su questo la loro “battaglia” politica virtuale. 
In questo modo la grande comunità virtuale diventa una giungla, in cui vige la legge del più forte – nel senso di più numeroso – ponendo la parola fine su quell’indipendenza e soprattutto libera circolazione di pensiero che la rete ha rappresentato per più di un decennio.

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L’inutilità del ban delle pagine Facebook come strumento definitivo (o di come a questo giro mi ritrovo la Polizia sull’uscio di casa)

Il ban è quello strumento utilizzato dagli amministratori di un ambiente virtuale per vietare l’accesso o l’interazione con gli altri membri ad un determinato utente tramite il suo username, IP o indirizzo email.
In questo post in realtà facciamo riferimento alla funzione “Blocca” utilizzata dagli amministratori delle pagine Facebook, quindi non un vero e proprio ban, ma così viene correntemente chiamato nel linguaggio social.
Il blocco di un utente da una pagina permette ad un amministratore di eliminare il troll o disturbatore di turno con un facile click.
E’ sicuramente una di quelle funzioni che aiuta a tenere le redini della discussione, ma che allo stesso tempo permette di stroncare le discussioni sul nascere.
Se l’amministratore gestisce con dedizione la pagina questo strumento può essere spietato e ingannevole.
Durante la vostra esperienza social vi sarete ritrovati sicuramente a leggere link, post, commenti a foto in cui ritenete esserci solamente un mucchio di inesattezze e nessuna voce contraria. Una specie di pulizia dispotica dell’opinione pubblica.
E’ una di quelle cose che non mi è mai andata a genio.
Ho iniziato ad approfondire i miei studi sui social network un giorno in cui stavo discutendo riguardo ai cosiddetti taggaroli su Roma fa schifo, e avendo posizioni diametralmente opposte a quelle degli admin mi è stato impedito di continuare a discuterne.
Ma non stavo insultando nessuno.
Non stavo prendendo in giro nessuno.
Perché non posso parlare? perché dovrei rimanere tranquillo pensando che un determinato gruppo di persone elimina le voci fuori dal coro e continua a darsi ragione a vicenda?
Nacque così il secondo profilo, dapprima con nome e cognome invertiti rispetto al precedente poi storpiati in Tranelli Harlock per convenienza.
Creandomi un secondo account con lo stesso nome volevo far capire che ero sempre io, che non bastava un ban (o blocco) a farmi stare zitto, perché in 15 anni di internet so bene cosa non si deve fare, e in quel momento non avevo violato nessuna regola.
Quindi il blocco può diventare una funzione dispotica e censoria che, almeno secondo la mia esperienza, ha sempre scatenato un certo impulso incontrollato al trolling.
Trolling che, in questo caso, non ha veramente nulla a che fare con quella mostruosità virtuale che i giornali dipingono quotidianamente.

Veniamo ai fatti. Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in un link che mi ha fatto saltare la mosca al naso pubblicato dalla pagina Andare a mignotte con Sandro Mazzola (pagina che raccoglie intorno ai 10.000 membri), riguardo al compleanno del giornalista Sky Federico Buffa:

original post

A prescindere dal parere personale riguardo uno dei giornalisti più apprezzati dal giovane pubblico, ho commentato col mio profilo “ufficiale”  dicendo con sottile sarcasmo che probabilmente prima di arrivare ad alcune affermazioni converrebbe andarci cauti visto che – fortunatamente – ci sono nella storia del giornalismo paragoni abbastanza importanti con cui il buon Buffa se la deve vedere.
Senza ricevere alcuna risposta dagli amministratori sono stato bannato con conseguente cancellazione del commento.
Come dicevo poco fa, sono questi i momenti in cui mi sento la libertà d’espressione strozzata in gola. Bannami, ok, ma almeno rispondi, scrivi qualcosa, argomenta la tua posizione, insultami se lo ritieni necessario.
Quando non riesco ad instaurare una discussione arriva sempre il momento di giocare la carta Tranelli e metterla sul loro piano.
Meme contro Meme questo è quello che ha postato Tranelli:

Indro-montanelli2Ban anche per Tranelli e cancellazione dei commenti.
Ho pensato che, tornando ancora una volta, e utilizzando Marika – una bella ragazza che commenta una pagina di calcio – sarebbero stati un po’ più sensibili, anche se al meme seguiva solamente una didascalia #freeTranelli. Il post di Marika era una specie di fotoromanzo con protagonisti Enzo Biagi e Michele Sindona:

Sindona Biagi

Ban. Ban. Ban.

Ok…. visto che si parla di calcio proviamo con il quarto profilo, Lucio.
Lucio ha solo due argomenti: il Duce o il calcio, le due cose si sposano tanto bene (soprattutto perchè gli amministratori di quella pagina definiscono Tavecchio uno che ha detto quello che tutti pensano ma nessuno dice. No, cari miei, io non li chiamo mangiabanane, nemmeno quelli che dopo vanno a giocare alla Lazio. Ma purtroppo di questo post me ne sono accorto solo molto tempo dopo).
Lucio ha linkato un articolo di Dino Buzzati sul Vajont, un articolo che potrebbe somigliare alle storie raccontate da Buffa. Un articolo che inizia con la disperazione del giornalista per la sua terra, con una frase molto enfatica (alla Buffa, per l’appunto), che mi ha sempre colpito molto: “un po’ come se a uno muore un fratello e gli dicono che a farne il necrologio deve essere proprio lui

Ban. Ban. Ban. Ban.

Mi restava a quel punto un solo colpo in canna,Manlio Luttazzo Fegit, critico d’arte. Un profilo praticamente mai utilizzato, mai veramente coltivato, quindi – io pensavo – ben poco credibile. Fortunatamente l’esca è andata a buon fine, probabilmente perché stanco di sentirsi “sotto attacco” da mezz’ora senza soluzione di continuità ha deciso di rispondere. Perché anche fare pulizia ritrovandosi sporco dopo un minuto alla lunga stanca.
Il commento degli admin (purtroppo la mania delle pulizie in stile Vetrix de Il mio grosso grasso matrimonio greco li ha spinti a cancellare tutto, anche i propri commenti) diceva fondamentalmente che Buffa è il loro idolo, un genio, e che se loro scrivono il migliore di sempre è anche perché hanno delle esigenze del pubblico da soddisfare, mentre se parlassero di Buzzati non li seguirebbe nessuno.
Se il muro contro muro non funziona, proviamo ad accarezzarli.
Manlio dice di conoscere bene Buffa, che è una persona molto umile e sarebbe in imbarazzo a sentirsi dire una cosa del genere. Cerca poi di dare agli amministratori qualche consiglio, ma visto il muro incrollabile costruito da admin che si dicono fieri di utilizzare in ban in maniera nazista, abbandono la pagina e apro gmail.
Creo un’email fake di Buffa (ehi Fede, non volevo rubarti l’identità, è stata una burla di un’ora… non querelarmi, ma se dovessi farlo ti prego di farne un caso mediatico!)

Inizio uno scambio di mail tra Manlio e il finto Buffa, ovvero tra me e me.
Ogni mail ha un testo completo e credibile, come fosse un vero dibattito tra due amici che non si sentono da tempo. Poi, dopo qualche email, mando questo screenshot agli amministratori

screen agli admin CLICK SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

Gli admin ringraziano Manlio

andare a mignotte con sandro mazzola

 

 

Dopo poco tempo inviano una mail al finto Buffa facendogli i complimenti. Gli rispondo qualche ora dopo dandogli qualche consiglio, e loro rispondono entusiasti, pur mettendo sempre e comunque le condivisioni del proprio pubblico come metro di paragone.

andare a mignotte con sandro mazzola3 CLICK  SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

 

A questo punto ho mollato, perchè continuare a fingermi Buffa non è tra i miei interessi, nè mi interessa realmente quello che pubblicano o fanno gli admin di Andare a mignotte con Sandro Mazzola.

Ma pensate un attimo al potenziale di tutto questo. Avrei potuto utilizzare il finto Buffa per instaurare una amicizia virtuale coi ragazzi. Avrei potuto invitarli a trovare il loro idolo chissà dove in Italia durante il periodo estivo. Avrei potuto fargli cambiare cose all’interno della loro pagina grazie ai consigli di un professionista. Avrei potuto imbambolarli per bene, con un po’ di applicazione. Probabilmente sarei riuscito a fargli modificare il post, o eliminarlo, o chissà cosa.

L’email del finto Federico Buffa è stata cancellata per evitare ogni tipo di fraintendimento:
account cancellato

 

A cosa serve un ban quindi?
Uno strumento di deterrenza, molto efficace con gli immigrati digitali che mai penserebbero (o riuscirebbero facilmente) a tornare e ritornare creando account diversi su piattaforme diverse.
Ma uno strumento aggirabile facilmente da chi è fruitore di internet da tempo.
Ritornare sullo stesso post con 5 account diversi, creare una finta email, costruire uno scambio di email, mi ha impiegato circa un’ora di tempo.
C’è stato poi del tempo lasciato passare solamente perché una risposta immediata da parte di Buffa sarebbe stata sospetta.
Invece è risultata credibile nonostante Manlio sia una evidente storpiatura parodistica del critico del Corriere della Sera, Mario Luzzatto Fegiz.
Nonostante l’indirizzo f.buffasky@gmail.com potesse sembrare più che sospetto ad occhi esperti, ancora siamo di fronte ad una massa ingenua ed impreparata a comprendere determinati segnali, facile preda per qualsiasi tipo di raggiro.

Nel mondo dell’immagine costruita ad arte tutto può essere falsificabile, ed in pochissimo tempo.
Internet è una trappola.
Un grande tranello. Cercate di non cadere nel pregiudizio dei molti scettici che pensano “ti pare che si mettono a fare tutto questo solamente per…”.
State attenti, soprattutto quando volete dare al parere della rete una possibilità decisionale che influisce sulle vite dei cittadini o un semplice peso nel bilancio dell’opinione pubblica. Internet è un mezzo meraviglioso per esprimersi, ma le espressioni dell’essere umano non sono sempre indirizzate verso l’armonia sistemica.
In una sola mattina sono stato 6 persone diverse.
Quattro “amichetti”, un giornalista sconosciuto ed uno famoso.
Un troll, un ultras, una ragazza, Manlio, me stesso, Federico Buffa.

Quanto vale uno, su internet?

 

 

UPDATE: Dopo che Manlio ha linkato questo post agli admin di Andare a Mignotte con Sandro Mazzola è stato bannato anche lui dalla pagina.
🙂