Il cyberbullo non è un troll: la triste storia del signor K.

Quella che vi sto per raccontare è una storia molto triste, e ha bisogno di un piccolo preambolo. Ho sempre sostenuto che non bisognasse cancellare i nomi riportati negli screenshot presi su gruppi e pagine pubbliche, ma a differenza delle altre volte la storia sarà raccontata in maniera totalmente anonima. Qualcuno si è preso la briga di denunciare per diffamazione il protagonista della storia, che a sua volta ha prima minacciato querele, per poi passare alle minacce di morte. Proprio per questo stavolta saranno anonimi anche gli altri attori, tranne i miei personaggi. K, il protagonista di questa storia, è greco (o almeno dice di esserlo). K dice di essere professore e ricercatore all’università di Trieste, nel distaccamento di Gorizia. K utilizza utilizza queste argomentazioni per avere ragione del suo prossimo, per insultare, per sentirsi superiore. Incontro K un giorno di dicembre, in un gruppo che denuncia le malefatte dei politici italiani. Sta commentando una bufala. F, un ricercatore universitario, viste le sue risposte aggressive e saccenti, chiede a K dove insegni… K1 K sembra non avere le capacità grammaticali per essere un professore universitario, ma è straniero, e la sua assenza dai siti istituzionali può avere molte ragioni. K, infastidito dalle domande di F, inizia a proporre quesiti di fisica per dimostrare la sua superiorità culturale che attesterebbe – secondo lui – il suo essere professore universitario. K2 Arrivo sul thread attratto dal gran numero di commenti ad un link preso da Informazione.it, pagina di bufale di Ermes Maiolica, disinformatore di livello nazionale – specialmente dopo esser stato intervistato da Le Iene a causa della bufala su Teo Mammucari cocainomane.  Inoltre Maiolica ha la propensione a mettere la sua faccia più o meno ovunque, e all’epoca pensavo che dopo l’intervista su una TV nazionale fosse più difficile che l’utente medio cadesse nelle sue trappole. Invece… K3 Inizialmente penso che K sia un troll. Bello scherzo. Divertente. Poi inizio a indagare un po’ su di lui, al di fuori di Facebook. K ha un sito internet in cui dice di fare attività di import/export – ma sembra un sito di facciata, un contenitore di scatole vuote, e sul suo account Twitter – che utilizza per pubblicizzare le sue ripetizioni – racconta di come i bambini sono migliorati con lui, più altre stranezze varie. Su Linkedin K si occupa di import/export di materiali rari. K4Avete presente il profilo Twitter di un professore universitario? nulla di più diverso da questa roba. Inquietato e incuriosito decido di provocarlo un po’. E’ da tempo che sostengo che la provocazione svela la vera natura – e i veri interessi, soprattutto – degli utenti. K5 I deliri di K a questo punto arrivano ai massimi livelli. Intanto F scrive all’università di Trieste, ricevendo la conferma che questo signor K non ha mai lavorato per loro, né lo hanno mai sentito nominare. Io continuo a provocarlo, ad osservarlo negli altri gruppi. Più riesco a trovare informazioni su di lui, più K si scalda. In particolare dopo queste due infografiche che ho usato come commento a tutti i post che K lasciava in giro per i gruppi pubblici di Facebook (i gruppi pubblici sono disponibili sul suo profilo, è bastato entrare e scrivere il nome nella barra di ricerca per sapere dove e cosa stesse postando):

k6 k7png Una persona sulla quale è impossibile avere notizie certe, razzista, omofobo nei commenti ma in una coppia di fatto sulle relazioni, che organizza matrimoni gay e vende sextoys online, che si dice Accademico e allo stesso tempo imprenditore, che si vende come professore per ripetizioni private… voi lascereste mai vostro figlio nelle mani di un simile maestro? Io e F decidiamo di avvertire l’admin del gruppo in cui K ha dato via ai suoi deliri. M gli chiede spiegazioni. Ricevendo solo offese in cambio lo banna dal gruppo. Questo scatena l’ira di K, che inizia a spammare le nostre foto in giro, dicendone più o meno di ogni sorta, specialmente su M, che essendo una donna gli appare più vulnerabile. L’accusa continua – tra una minaccia e l’altra – è quella di essere al soldo del PD. Non credo che esistano riferimenti politici più lontani dal PD di quello a cui M è legata. k8 Deliri, follia, seguiti dallo spammare la mia foto ovunque – così come quelle di F e M, ma ogni volta cercando di evitare i gruppi in cui eravamo iscritti. Ha trovato la mia identità sul profilo di Marika, essendo tutto specificato in post pubblici. Del resto io non voglio truffare nessuno. K9 Non so sinceramente su quanti gruppi privati o segreti sia arrivata la mia foto, difficilmente lo scoprirò. Però so quanti gruppi hanno preso le distanze da questo signore, bannandolo. Se avesse potuto dimostrare di essere un accademico – o anche un imprenditore di prodotti di nicchia – invece che un truffatore, probabilmente si sarebbe risparmiato i soldi del taglia-gole. K10 Mi dispiace per il signor Daniele – che non conosco – che si è trovato in mezzo a questa situazione inquietante. Fortunatamente, quando ha capito che le minacce non risultavano credibili, ha diminuito molto il suo posting nei gruppi a cui è iscritto (e che saltuariamente – a distanza di 3 mesi – ancora controllo). Ha smesso di dirsi professore universitario, e mi sembra già un buon passo. Io, F ed M continuiamo ad aspettare che questi fascicoli che ha portato al ministero della difesa (greco?!? italiano?!?) abbiano un qualche effetto, ma siamo tutti sani e salvi. Questa vicenda mi ha dato nuovi spunti e alcune conferme:

  • Continuare a portare il dibattito politico su questo livello di conflitto fa passare i pazzi per dei capipopolo. Agli occhi degli utenti dei gruppi, inizialmente, io e F sembravamo sempre dei debunker pagati dal PD che volevano azzittire un uomo pieno di verità e forza d’animo che lottava per il popolo. E stiamo parlando di uno squilibrato.
  • Aver abbandonato il concetto di moderazione nei commenti è una cosa assolutamente controproducente. Non ci si può aspettare un livello qualitativo della discussione se l’unico filtro è l’amministratore che approva o meno un post, non potendo intervenire nei commenti. Il sistema delle segnalazioni risulta peraltro inadeguato: come scrissi tempo fa FB rischia di cadere nei ban sbagliati, situazioni che andrebbero fermate sul nascere si protraggono per molto tempo. Impensabili che gruppi come quello in cui è iniziata questa vicenda (12.000 membri) siano moderati solamente a livello di OP (inoltre nella gran parte dei gruppi non c’è neanche bisogno dell’approvazione degli admin).
  • Le minacce online sono meno sanzionate delle foto di black humor o di nudo. C’è qualche problema se il signor K è ancora su Fb con questo profilo (ne ha anche un altro attualmente attivo) nonostante decine di segnalazioni a commenti omofobi, sessisti, razzisti, minatori, etc.
  • Casi come questo potrebbero tranquillamente essere risolti se i social network investissero in personale privato che si occupi di controllare questi profili. Scoprire che il signor K era un millantatore è stato un lavoro piuttosto facile. E’ impossibile pensare che il corpo di polizia postale controlli tutto. E sicuramente neanche vogliamo essere osservati dal braccio armato della legge.
  • Se il troll è chi offende e minaccia su internet, chi era il troll in questa storia? Io penso di aver trollato abbondantemente il signor K in quei giorni, con ogni sorta di meme mi venisse in mente. Il tutto nasce da una bufala postata da Ermes Maiolica, definito troll sui media nazionali. Il signor K minacciava e insultava chiunque utilizzando l’aggressività già da prima che gli mettessimo i bastoni tra le ruote. Quando parlate di troll state dicendo tutto e niente. Io lo faccio per il lol, mi sento un giullare, e reputo gli altri due un disinformatore e un cyberbullo. Sono un troll, così mi chiamano. Lo è Maiolica, così lo chiamano. Non lo è il signor K, che come tutti i bulli avrà la sua triste storia alle spalle. Ma il fatto che minacci, insulti e cerchi di truffare gli altri utenti non fa di lui un troll. Non ha proprio mai trollato nessuno.

Contro gli Inquisitori.

Pochi giorni fa ho scritto un articolo riguardante un tale “Cacciatore di troll” e della definizione di troll che abbiamo in Italia, elencandone tutti i più strani usi che ne vengono fatti.

Come al solito ho pubblicizzato l’articolo sul mio profilo Twitter, con questo post

twitter primo post

Niente di diverso da quello che ho fatto per tutti i post precedenti: tag dei partecipanti + link al post, senza troppe parole.

Tutti, tranne Cacciatore, hanno retwittato. Quest’ultimo ha invece oscurato il suo profilo Twitter, creando un profilo falso ( @ferfou888) in cui insultava me e gli altri utenti taggati. Purtroppo mi sono perso la querelle, poiché ha subito cancellato/oscurato anche questo profilo, portandosi nell’oscurità i suoi tweet. Vedete che succedere ad abbandonare internet per un’oretta?!

Twitter @ferfou888

Ma, del resto, che io avessi scritto solo “cazzate – senza argomentare o spiegare il perché – il nostro cacciatore lo aveva spiegato simpaticamente nei commenti al post qui, su WordPress:
twitter commento su wordpress

Tra l’altro molto carino il gioco che se si clicca sul nome “dimmelotu” si finisce sul sito del PD.
L’insinuazione è così originale e lungimirante che da tempo, aprendo la homepage di questo blog, appare nella barra del browser questa scritta:

chi paga tranelli

Procediamo comunque per passi. Su Twitter il buon Cacciatore ha un tweet fissato in alto, che recita così:

Twitter cacciatore di troll

Ok, siamo costruttivi, e non distruttivi. Non lasciamoci “acceccare” dall’odio.

Forse il tweet è un mantra personale che il Cacciatore ama ripetersi, sperando di non cadere un’altra volta Preda di se stesso.

Io, a parte l’ira, non saprei spiegare bene certe esternazioni non argomentate.

twitter minacce cacciatore

Non ho neanche capito perché abbia usato il plurale quando non ho mai nascosto la mia identità né ho mai scritto da alcuna parte che questo blog fosse comunitario. Spero sempre nella maiestatis.
Quando finalmente la finisce di oscurare e rimettere online l’account ad intermittenza, allora inizio a stimolarlo – se non lo facessi non sarei Tranelli.
Twitto (scusate se è scritto male, mi manca il linguaggio tecnico) nuovamente il link al blog, taggando questa volta le persone più “famose” che avevo indicato come i principali obiettivi del Cacciatore, che va su tutte le furie, iniziando una serie di illazioni che non trovano alcun riscontro nella vita reale.

twitter cacciatore a beh!

Vi direi anche di quanto fossi contento che sia intervenuto un personaggio che mi ha sempre divertito tantissimo come Johnny Palomba, ma questo farebbe di me un piddino pagato per screditare i salvatori del m5s come il Cacciatore.

Ma non finisce qui. Il Cacciatore di Troll, rivelatosi finalmente come l’unico troll presente nella discussione, è seriamente in preda ai suoi deliri.

twitter guardate chi retuitta

Ovviamente il fatto che il mio Tweet fosse stato retwittato da queste persone era la prova della mia collusione con una certa area politica. Vaglielo a spiegare che prima che il Cacciatore fosse la mia “vetrina” avevo la metà dei follower e nessun tipo di rapporto con questi profili!

twitter troll io o troll tu

Proviamo con la definizione classica di troll, ma niente. Continua a dare risposte piccate e volgari, ma il post che avevo scritto non era nient’altro che un resoconto della attività pubbliche del Cacciatore, a cui siamo giunti attraverso Google Alert e non attraverso conoscenze politiche o trasmissioni televisive.

twitter cacciatore smerdato

Dopo questa non ha più risposto, ha continuato a insultare Johnny Palomba con foto di dubbio gusto e tweet anche molto divertenti sul fatto che utilizzi delle “mutande sgommate di merda” per coprirsi la faccia…

Comunque, partendo dal presupposto che Cacciatore di Troll tiene nel suo profilo un tweet fissato in alto in cui chiede agli altri di non farsi accecare dall’odio, poi a chi prova solamente a chiedergli di argomentare poche sue posizioni, ovvero la sua definizione di troll e perché si comporta in questo modo con chi la pensa diversamente da lui, sa solamente insultare, senza riuscire mai ad argomentare nulla, fornendo solo insulti ed insinuazioni di un eventuale pagamento da parte di ambienti politici… ecco, probabilmente, lui è il troll.

E vorrei quasi sperare che il Cacciatore sia veramente pagato dal Partito Democratico per screditare il m5s piuttosto che pensare che il Movimento 5 stelle approvi queste politiche di diffamazione ed insulto.

Morale della favola:
State attenti a chi vi chiede di segnalare determinate persone sui social network. 

Con la segnalazione si può limitare la libertà altrui, per cui fate attenzione a questi inquisitori che puntano il dito, perché probabilmente la prima cosa che andrebbe censurata da una rete libera e indipendente sono proprio questi Torquemada2.0 che ci puntano il dito contro.

Soprattutto perché nella rete, come nella vita, si è in pochi a pensare autonomamente, mentre la gran parte della massa segue i dettami di questi capipopolo da due soldi.
Se non volete la vostra libertà di espressione censurata – almeno dai vostri pari – lottate sempre contro soggetti di questo genere.A prescindere dall’orientamento politico, la religione, il colore della pelle, la provenienza.
Tanto è tutto falso.

E sapere chi c’è dietro un nick è molto meno facile di come vogliono far credere i persecutori, e le possibilità di aver sbagliato ipotesi sono infinite.